Quantitative Easing: cos’è e come funziona l’alleggerimento quantitativo?

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Quantitative Easing: cos'è e come funziona l'alleggerimento quantitativo?

Quantitative Easing: ecco cos’è e come funziona la manovra ideata dalla BCE per l’allegerimento quantitativo.

Cos’è il quantitative easing? Come funziona e quando viene applicato? Ecco come funziona lo strumento spesso adottato dalla BCE di Mario Draghi.

Il quantitative easing è uno strumento, definito non convenzionale, che viene utilizzato dalle banche centrali per veicolare la fiducia degli operatori.
Non solo la Federal Reserve, da sempre usa a queste pratiche, ma anche la BCE ha ormai cominciato a farne un uso massiccio.

Con l’arrivo di Mario Draghi infatti la Banca Centrale europea ha cambiato modo di operare e ha scelto di cominciare anche’essa ad applicare il quantitative easing, che spesso veniva impiegato dalla Federal Reserve.

Le politiche monetarie delle banche centrali negli ultimi anni sono state infatti improntate sul quantitative easing, in Italiano “alleggerimento quantitativo”. Una manovra che la Banca Centrale Europea ha stabilito per dare respiro alle economie e immettere nuovo denaro in circolazione.

Per Quantitative Easing generalmente si definisce la manovra per cui le banche centrali tagliano i tassi di interesse, operando nel tentativo di aumentare le quantità di capitale destinato al prestito e quindi, più in generale, di incrementare le attività economiche.

Tassi di interesse bassi favoriscono le spese e gli acquisti, ma a volte non basta. In questo caso, l’unica opzione che rimane alla banca centrale è quella di iniettare il denaro, direttamente nelle arterie dell’economia; cioè applicando un programma di alleggerimento quantitativo.

Vediamo insieme cos’è il quantitative easing e perché sembra essere così importante per le sorti dell’economia europea.
Scopriamo inoltre quali sono le finalità di questo modo di operare.

Cos’è il Quantitative easing?

Il Quantitative easing è annoverato tra gli strumenti non convenzionali, che le banche centrali hanno a disposizione. Tra questi strumenti troviamo anche la Forward guidance, un metodo per influenzare i mercati sull’andamento futuro del tasso di interesse.

Periodicamente le banche centrali dei vari Paesi, per sostenere la propria economia, i servizi e le manovre interne emettono titoli. Questi titoli possono essere acquistati dai cittadini, dalle imprese o dalle banche estere.
In questo modo si riesce ad avere nuovo denaro con cui finanziare le manovre e i servizi necessari per i cittadini.

Per farlo, le banche centrali comprano beni - che generalmente sono beni finanziari nella forma di titoli di stato o azioni- utilizzando quel denaro «creato dal nulla».
Facendo così, le istituzioni che vendono i loro titoli (banche commerciali, assicurazioni, società finanziarie etc.) disporranno del «denaro nuovo» che andrà a finire nelle loro scorte di denaro.

Gli investitori, che hanno comprato questi titoli di stato, avranno una percentuale alla scadenza di essi, ma dovranno attenderne la scadenza. Non si potranno infatti riscuotere gli interessi prima della scadenza, ma i suddetti titoli potranno essere rivenduti.

La maggior parte di questi titoli vengono comprati dalle banche centrali, che quindi hanno un grosso capitale immobilizzato. Mediante la quantitative easing le banche possono però chiedere di vendere consistenti quantità di questi titoli.
In questo modo avranno del denaro da poter utilizzare da poter prestare ai loro clienti, a interessi vantaggiosi.

Quantitative easing: stampa di nuovo denaro?

Non esattamente. Al giorno d’oggi, le Banche non stampano letteralmente le loro banconote, è tutto fatto in forma elettronica.

Stando all’opinione di molti economisti, comunque, l’operazione equivale a quella della stampa di denaro poiché rappresenta un’estensione del bilancio della Banca Centrale e della sua base monetaria.

L’obiettivo perseguito non è infatti quello di creare nuova moneta e metterla in circolazione, ma di dare un segnale agli operatori, che si muoveranno di conseguenza.
Le politiche non convenzionali sono attuate proprio per questo motivo: non incrementare la volatilità.

Lo scopo è quindi quello di favorire la stabilità e di scongiurare momenti di panico sul mercato, causati da cambiamenti repentini delle politiche monetarie.

Quantitative easing: come funziona?

Vediamo adesso come funziona il quantitative easing e come influisce sull’economia del Paese che applica questa manovra.
La Banca indice aste di titoli in cui i venditori puntano all’abbassamento del prezzo.

L’asta indetta dalla banca ha due effetti:

  1. Il primo influisce direttamente sul conto della banca stessa; con più denaro disponibile nei conti, la banca ha più capitale a disposizione per mutui e prestiti e, questo, genera di conseguenza un aumento dell’attività economica.
  2. Il secondo effetto, invece, riguarda il costo dei prestiti. Quando la banca compra titoli, l’effetto è che ci sono meno titoli in circolo nell’economia e, in teoria, questo dovrebbe far aumentare la domanda e, allo stesso tempo, far diminuire i costi.

Con tassi di interesse a breve termine molto bassi, l’idea della banca è quella di spingere verso il basso anche quelli a lungo termine; cioè i tassi a cui i cittadini e le aziende hanno accesso nella richiesta di mutui o negli investimenti.

In teoria, se l’alleggerimento quantitativo funziona: la crescita economica riprende e il mercato degli investimenti trova accesso al credito più facile. Questi effetti, a loro volta, dovrebbero stimolare l’economia e la conseguente ripresa dalla crisi.

Il quantitative easing mette però in circolo più moneta, che di conseguenza tende a svalutarsi. Il denaro in questione perde quindi potere di acquisto e di conseguenza sale anche l’inflazione.
Questo però non è un dato sempre negativo, dal momento che un minimo di aumento dell’inflazione permette al Paese di evitare la deflazione.

Secondo alcuni economisti il pericolo della deflazione e la conseguente stagnazione delle vendite può essere evitato proprio tramite alleggerimento quantitativo.
Mettendo in circolo maggiori quantità di moneta si ha sì un aumento dell’inflazione, ma si riesce anche a far ripartire le vendite.

Quantitative easing: funziona?

Alcuni analisti sostengono che il QE non favorisca del tutto l’attività dei prestiti alle aziende ed ai cittadini, mentre altri sostengono che il QE aiuti il mercato finanziario a mantenere bassi i tassi di interesse sui titoli di stato.

Già da alcuni anni, il QE è stato applicato dalla FED e dalla Bank of England: i risultati, forse, sono al di sotto delle aspettative, ma come sottolineano dalla BBC tempo fa: nessuno sa come sarebbero andate le cose senza l’intervento della Banca Centrale.

Sulla base delle esperienze USA e UK potrebbe partire presto un QE anche in Europa, ultima grande malata dell’economia globale. Del resto alle porte del 2017 l’economia europea non accenna a riprendersi e le problematiche che sta incontrando Deutsche Bank potrebbero portare a conseguenze drammatiche per tutta la zona dell’Euro.