Dimissioni Marino: perché il sindaco di Roma si è dimesso?

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Dimissioni Marino: perché il sindaco di Roma si è dimesso?

Il sindaco di Roma Ignazio Marino ha rassegnato le sue dimissioni «con riserva» dopo diverse settimane di polemiche. Ecco perché Ignazio Marino si è dimesso.

La decisione era nell’aria da diverse ore ma solo nel tardo pomeriggio è arrivata l’ufficialità: Ignazio Marino non è più il sindaco di Roma. La sua vicenda personale e politica nelle ultime settimane è stata contrassegnata da una serie di contraddizioni e gaffe senza precedenti, dalla polemica per il viaggio negli USA (con conseguente clamorosa polemica papale) al caso delle spese effettuate con la carta di credito del Comune. In realtà il sindaco di Roma era diventato un bersaglio facile già da diversi mesi: allora perché Marino ha deciso di dimettersi proprio ora?

Roma, dimissioni Marino: Renzi e il PD lo hanno scaricato
La prima motivazione per cui l’ex sindaco di Roma Ignazio Marino si è dimesso va ricercata nel rapporto con il suo partito. Il PD romano lo aveva lasciato solo da tempo e lo stesso Matteo Renzi non ha lesinato dure critiche nei confronti dell’ormai ex sindaco. Pare che il PD abbia deciso di silurare Marino durante una riunione tra lo stesso Renzi e Matteo Orfini nella notte tra mercoledì e giovedì.
La situazione è precipitata quando il vicesindaco Marco Causi, l’assessore ai Trasporti Stefano Esposito e quello al Turismo Luigina Di Liegro hanno annunciato le proprie dimissioni. Si tratta di tre personaggi recentemente entrati in Campidoglio e provenienti (manco a dirlo) dall’area renziana del partito. Marino ha anche provato a resistere, proponendo l’ennesimo rimpasto (il quarto in due anni) ma nulla. Gli unici a rimanere a fianco del sindaco sino alla fine sono stati l’assessore all’Ambiente Estella Marino, la più votata del Pd in consiglio, e l’assessore al Patrimonio Cattoi.

Dimissioni Marino: la polemica con Papa Francesco
La seconda motivazione per cui Ignazio Marino si è dimesso da sindaco di Roma va ricercata nello scontro con la Chiesa guidata da Papa Francesco. Ovviamente non si tratta soltanto di screzi legati al comportamento, comunque discutibile, tenuto dal sindaco in occasione del viaggio a Philadelphia. Gli screzi in realtà sono più datati e risalgono alle posizioni dell’ex sindaco in merito alla questione delle unioni civili tra coppie omosessuali e conseguente «registro comunale».
Certo, nell’immaginario collettivo quel «Marino non l’ho invitato io e neppure gli organizzatori...» pronunciato da un irritato Papa Francesco rimane una sorta di preludio all’inevitabile addio.

Dimissioni Marino: il colpo di grazia «mediatico» del caso scontrini e cene
Dal punto di vista mediatico, il colpo di grazia per l’ex sindaco di Roma Ignazio Marino è arrivato dall’ultimo caso degli scontrini e delle cene pagate con la carta di credito del Comune. Anche in questo caso, nulla di clamoroso può essere imputato a Marino se non l’incapacità di gestire correttamente le sue vicende sui media. Nel complesso, le spese complessive sostenute da Marino non risultano, oggettivamente, elevate. Ma il fatto che l’ex sindaco prima si difenda strenuamente e poi, dopo diversi giorni di polemiche, decida di restituire i famosi 20.000 euro non fornisce all’esterno un’immagine di fermezza.

Roma, dimissioni Marino: ecco la lettera ai romani
Ignazio Marino si è congedato dai suoi concittadini con la lettura del seguente messaggio postato tramite un video su Facebook:

«Care romane e cari romani,

ho molto riflettuto prima di assumere la mia decisione. L’ho fatto avendo come unica stella polare l’interesse della Capitale d’Italia, della mia città. Quando, poco più di due anni e mezzo fa mi sono candidato a sindaco di Roma l’ho fatto per cambiare Roma, strappando il Campidoglio alla destra che lo aveva preso e per cinque anni maltrattato, infangato sino a consentire l’ingresso di attività criminali anche di tipo mafioso. Quella sfida l’abbiamo vinta insieme. In questi due anni ho impostato cambiamenti epocali, ho cambiato un sistema di governo basato sull’acquiescenza alle lobbies, ai poteri anche criminali. Non sapevo – nessuno sapeva – quanto fosse grave la situazione, quanto a fondo fosse arrivata la commistione politico-mafiosa. Questa è la sfida vinta: il sistema corruttivo è stato scoperchiato, i tentacoli oggi sono tagliati, le grandi riforme avviate, i bilanci non sono più in rosso, la città ha ripreso ad attrarre investimenti e a investire. I risultati, quindi, cominciano a vedersi. Il 5 novembre su mia iniziativa il Comune di Roma sarà parte civile in un processo storico: siamo davanti al giudizio su una vicenda drammatica che ha coinvolto trasversalmente la politica.

La città è stata ferita ma, grazie alla stragrande maggioranza dei romani onesti e al lavoro della mia giunta, ha resistito, ha reagito. Tutto il mio impegno ha suscitato una furiosa reazione. Sin dall’inizio c’è stato un lavorio rumoroso nel tentativo di sovvertire il voto democratico dei romani. Questo ha avuto spettatori poco attenti anche tra chi questa esperienza avrebbe dovuto sostenerla. Oggi quest’aggressione arriva al suo culmine. Ho tutta l’intenzione di battere questo attacco e sono convinto che Roma debba andare avanti nel suo cambiamento. Ma esiste un problema di condizioni politiche per compiere questo percorso. Queste condizioni oggi mi appaiono assottigliate se non assenti. Per questo ho compiuto la mia scelta: presento le mie dimissioni. Sapendo che queste possono per legge essere ritirate entro venti giorni. Non è un’astuzia la mia: è la ricerca di una verifica seria, se è ancora possibile ricostruire queste condizioni politiche. Questi i motivi e il quadro in cui si inseriscono le mie dimissioni. Nessuno pensi o dica che lo faccio come segnale di debolezza o addirittura di ammissione di colpa per questa squallida e manipolata polemica sulle spese di rappresentanza e i relativi scontrini successivamente alla mia decisione di pubblicarli sul sito del Comune. Chi volesse leggerle in questo modo è in cattiva fede. Ma con loro non vale la pena di discutere.

Mi importa che i cittadini – tutti, chi mi ha votato come chi no, perché il sindaco è eletto da una parte ma è il sindaco di tutti – comprendano e capiscano che – al di là della mia figura – è dal lavoro che ho impostato che passa il futuro della città. Spero e prego che questo lavoro – in un modo o nell’altro – venga portato avanti, perché non nascondo di nutrire un serio timore che immediatamente tornino a governare le logiche del passato, quelle della speculazione, degli illeciti interessi privati, del consociativismo e del meccanismo corruttivo-mafioso che purtroppo ha toccato anche parti del Pd e che senza di me avrebbe travolto non solo l’intero Partito democratico ma tutto il Campidoglio