Crediti deteriorati: cosa sono i Non Performing Loans (NPL)?

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Crediti deteriorati: cosa sono i Non Performing Loans (NPL)?

Cosa sono i crediti deteriorati o NPL (Non Performing Loans), causa della crisi delle banche italiane? Guida a cosa sono, cause e effetti. Perché così tanti crediti deteriorati in Italia?

I crediti deteriorati, noti a livello internazionale come Non-performing loans (NPL), sono da molti mesi oggetto di grande attenzione da parte di media, operatori del mercato e cittadini.

Per questo motivo è opportuno definire con chiarezza cosa sono i crediti deteriorati, quali sono le cause dei Non-performing loans e perché sono considerati una spina nel fianco del sistema bancario italiano-

Ancora oggi i bilanci delle banche italiane sono appesantiti dall’ammontare di crediti deteriorati detenuti. Il sistema bancario italiano detiene, infatti, una quantità di crediti deteriorati superiore a tre volte la media europea, il che certamente non è un buon segno delle stabilità dell’economia italiana, soprattutto in tempi di bail-in.

Alcuni istituti di credito italiani, come MPS, posseggono una quantità talmente elevata di questi crediti deteriorati che rischiano di soccombere all’eccessivo peso che hanno sul bilancio.

Vediamo nel dettaglio cosa sono i NPL e le diverse tipologie di crediti deteriorati, insieme ai motivi per cui il sistema bancario italiano detiene così tanti Non-performing loans e quale pericolo rappresentano per gli istituti di credito del nostro Paese.

Crediti deteriorati: cosa sono i Non-performing loans

I Non-performing loans (NPL), o crediti deteriorati, sono crediti di cui la riscossione non è certa per scadenza, ammontare dell’esposizione e difficoltà delle controparti.

Nel particolare, i crediti deteriorati rappresentano asset che non sono più in grado, momentaneamente o quasi definitivamente, di ripagare gli interessi dovuti al creditore.


Gli NPL sono suddivisi in diverse categorie, che variano a seconda della scadenza, difficoltà del debitore e ammontare dell’esposizione.
Le forme che sono più sotto la lente delle autorità di vigilanza sono gli incagli e le sofferenze, con particolare riguardo per queste ultime.

Crediti deteriorati: cosa sono le sofferenze

Le sofferenze sono quei tipi di crediti la cui esigibilità è molto incerta a causa dello stato di insolvenza (non per forza accertata in via giudiziaria) del debitore (o anche situazioni simili all’insolvenza).

Come detto in precedenza, le banche accantonano delle apposite quantità di denaro volte a ridurre il rischio di mancata riscossione del debito.

Crediti deteriorati: cosa sono gli incagli

Gli incagli invece rappresentano una forma più lieve di crediti deteriorati ma che comunque sono in genere visti come il principio delle sofferenze. Gli incagli infatti sono crediti ritenuti di difficile esigibilità, ma solo in via temporanea.


L’incaglio è dovuto ad una difficoltà momentanea del debitore e si suppone che tale credito possa essere riscosso in futuro. Anche gli incagli richiedono forme di accantonamento a garanzia del rischio di inesigibilità anche se di consistenza inferiore rispetto alle sofferenze.

Crediti deteriorati e le esposizioni scadute e ristrutturate

Vi sono anche altri tipi di NPL come le esposizioni ristrutturate e quelle scadute.

Le esposizioni ristrutturate sono quei crediti che hanno subito una modifica delle condizioni contrattuali da parte della banca creditrice dovuta a difficoltà del debitore. Queste esposizioni in genere prevedono un allungamento delle scadenze di pagamento, in modo da permettere al debitore di saldare il debito.


Le esposizioni scadute invece sono una categoria in cui confluiscono quei crediti che non rientrano tra incagli, sofferenze o esposizioni ristrutturate e che risultano non pagati da oltre 180 giorni.

Crediti deteriorati: la situazione delle banche italiane

Negli ultimi mesi si è sentito parlare sempre più spesso dei Non-performing loans (NPL) detenuti dal sistema bancario italiano.

Le banche italiane detengono un ammontare di questi crediti non performanti pari a circa 3 volte la media europea e adesso si sta cercando una soluzione che ne permetta lo smaltimento dai bilanci degli istituti di credito.

Recentemente il governo italiano ha trovato un accordo con l’Unione Europea per cercare di migliorare la situazione delle banche italiane, troppo esposte al fenomeno dei NPL (più noti in Italia con il nome di crediti deteriorati).

Tuttavia, il meccanismo di eliminazione di questi crediti dal sistema bancario italiano, noto con l’acronimo GACS, non sembra aver convinto gli esperti di mercato visto che prevede lo scarico di crediti meno a rischio e quindi una bassa fetta del totale di NPL.


C’è infatti la necessità per gli istituti di credito italiani di liberarsi di questi crediti che richiedono accantonamenti di capitale sempre più consistesti che inficiano così sulla redditività degli istituti.

Perché le banche italiane hanno tanti crediti deteriorati?

Le banche italiane detengono un alto numero di sofferenze e incagli ed è per questo che si sta cercando una soluzione alla situazione. Le difficoltà degli istituti di credito italiani sono legate a 2 motivi: le cattive gestioni passate, che hanno permesso una concessione di crediti di dubbia futura esigibilità e alle scarse condizioni finanziarie delle imprese e delle famiglie italiane.

Le banche del Bel Paese sono storicamente strettamente collegate con l’andamento dell’impresa italiana, soprattutto quella di piccola e media dimensione.

Il crollo delle PMI è coinciso con un aumento delle esposizione deteriorate delle banche, proprio perché le imprese italiane o sono in stato di insolvenza o non riescono ad onorare i debiti a causa delle avverse difficoltà economiche e di riflesso questo colpisce le famiglie italiane, anch’esse in difficoltà a pagare mutui e prestiti bancari.

Il governo quindi, dovrà effettuare delle riforme a sostegno dell’impresa, così come spiegato dal presidente della BCE, Mario Draghi, più volte durante i suoi interventi, altrimenti ogni tentativo di soluzione (soprattutto se come quello voluto dall’UE) ai NPL risulterebbe inutile.