Economia e fisco secondo Schlein: torna la patrimoniale?

Violetta Silvestri

28/02/2023

L’economia secondo Schlein si fonda su ridistribuzione di risorse, sviluppo sostenibile, lotta contro il lavoro precario e progressività fiscale. Torna la patrimoniale nel Pd?

Economia e fisco secondo Schlein: torna la patrimoniale?

Elly Schlein e la ricetta economica per l’Italia: quali idee guidano la neo segretaria del Pd nel definire tasse, sviluppo, lavoro, rivoluzione industriale sostenibile, imprese?

Già dal suo programma per le primarie sono emersi concetti chiari, importanti e irrinunciabili per la giovane democratica attraverso i quali affrontare le emergenze economiche del Paese.

Ci sono alcune parole chiave che possono sintetizzare al meglio la visione dell’economia di Schlein e che vogliono proprio caratterizzare il nuovo corso del Pd: ridistribuzione delle ricchezze, progressività fiscale, sviluppo e non crescita, svolta green, stop al lavoro precario.

Schlein e il concetto di economia: non crescita, ma sviluppo

Uno degli aspetti interessanti del pensiero economico di Elly Schlein è l’assenza della parola crescita nel suo documento programmatico. Un concetto abusato tra gli addetti ai lavori dell’economia, ossessionati dalla rincorsa e dalla misurazione di profitti, Pil, ricavi industriali, che invece è sostituito da sviluppo dalla neo segretaria.

Cosa significa sviluppo economico per Schlein? Lo ha spiegato in una intervista su Il Sole 24 ore:

“L’attuale modello di crescita lineare è insostenibile: produce più inquinamento, più riscaldamento climatico, più disuguaglianze. Parlare al contrario di sviluppo sostenibile vuol dire che la vera sfida è costruire un’economia più giusta e sostenibile, che migliori il benessere delle persone, che sconfigga la povertà e preservi il futuro del pianeta.”

La transizione energetica è fondamentale per la neo segretaria, proprio in un’ottica di sviluppo: “Spendiamo ogni anno 22 miliardi di sussidi ambientalmente dannosi che invece potrebbero essere impiegati per accompagnare lavoratrici e lavoratori ad assumere competenze per la transizione ecologica e anche le imprese, soprattutto piccole e medie, a innovare i processi per ridurre le emissioni”, ha dichiarato a Milano Finanza.

Guardare, quindi, oltre i parametri tradizionali economici e insistere sempre di più sull’ampia gamma di benefici che un’economia può irradiare: sostenibilità climatica, innovazione, lotta alla povertà in primis.

Progressività fiscale: Schlein vuole la patrimoniale?

Un tema scottante e a volte ostico per il Pd, quello della patrimoniale, potrebbe tornare in primo piano con la segreteria Schlein.

Tutto parte dall’idea che: “nuovo contratto sociale vuol dire progressività fiscale. Perché è giusto, come vuole la Costituzione, che chi ha di più contribuisca in proporzione maggiore al benessere collettivo”, come si legge nel manifesto programmatico.

Come tradurre questo pensiero in fatti, in termini di tasse e fisco? Ancora il documento è di aiuto: “La strada da seguire è spostare il carico fiscale dal lavoro e dall’impresa alle rendite e alle emissioni climalteranti. Superare la balcanizzazione dell’Irpef e la proliferazione di regimi speciali di favore. Difendere i due principi di equità: orizzontale, per cui a pari reddito si devono pagare pari imposte; verticale, per cui chi ha di più deve essere chiamato a contribuire in misura maggiore”

Rispuntano, quindi, i temi della tassazione delle rendite e il basilare concetto chi ha di più, paghi di più.

In questa cornice di intenti, la patrimoniale non appare affatto un tabù per Schlein e lo ha anche affermato: “...il tema dei grandi patrimoni deve essere affrontato in un’ottica redistributiva, a partire dall’allineamento della tassa sulle successioni e donazioni al livello degli altri grandi Paesi europei.”

Ridistribuzione delle ricchezze

Un modello economico che ridistribuisce le ricchezze è necessario per Schlein poiché le diseguaglianze sociali, di genere, generazionali, ma anche territoriali e di riconoscimento sono sempre di più.

“Si manifestano in una fortissima concentrazione della ricchezza in poche mani, nella polarizzazione tra lavori buoni e cattivi, tutelati e precari, ben retribuiti o mal pagati. Nella distanza fra gli stipendi dei vertici e quelli di lavoratrici e lavoratori alla base delle piramidi aziendali sempre più appuntite. Nei divari salariali, occupazionali e pensionistici che colpiscono le donne.”

Il tema, in realtà, è globale e non solo italiano. Basta pensare che dinanzi agli ingenti profitti delle Big oil delle scorse settimane, resi possibili anche grazie all’impennata dei prezzi di gas e petrolio con la guerra, anche gli Usa hanno gridato la necessità di tassare i profitti e ridistribuire soldi per abbassare le bollette.

Lotta al lavoro precario secondo Schlein

Non solo salario minimo: per Schlein il Pd dovrà superare proprio quelle riforme da lui approvate.

“...liberalizzare i contratti a termine con il decreto Poletti e facilitare i licenziamenti con il Jobs act è stato un errore. Dobbiamo andare in una direzione radicalmente diversa. Non basta creare nuova occupazione, bisogna che sia di qualità e che assicuri un’esistenza libera e dignitosa, mettendo fine alla concorrenza al ribasso sul terreno delle tutele e dei salari”

Una contrapposizione quindi, mai nascosta, nei confronti di Renzi e del suo Governo.

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