Cosa succede agli animali domestici dopo la morte del proprietario: le regole della successione

Ilena D’Errico

9 Maggio 2023 - 20:32

Ecco cosa succede agli animali domestici alla morte del proprietario, come avviene la successione e come si possono tutelare gli amici a quattro zampe.

Cosa succede agli animali domestici dopo la morte del proprietario: le regole della successione

Gli animali domestici diventano parte integrante della famiglia dei loro proprietari, anche se il diritto non riconosce agli animali capacità giuridica. In altre parole, gli animali domestici non possono diventare eredi del proprietario anche se fanno parte della successione. Molte persone si chiedono cosa succederà ai loro animali dopo la loro morte, chi se ne prenderà cura e come è possibile tutelarli. La risposta a queste domande deriva dalle regole di successione, che per l’appunto considerano gli animali domestici come parte del patrimonio ereditario

Le regole della successione degli animali domestici

Il nostro ordinamento considera gli animali domestici come beni mobili rientranti nel patrimonio ereditario, il che comporta due conseguenze fondamentali:

  • La proprietà dell’animale domestico ricade sugli eredi;
  • la successione degli animali attiene al diritto degli eredi di esercitare la proprietà e non alla tutela dell’animale in sé.

Gli animali domestici non godono quindi di alcuna considerazione particolare dalla legge – almeno per quanto riguarda l’eredità - e quindi la loro proprietà viene trasferita agli eredi dopo l’accettazione. Di pari passo, gli eredi dovranno poi scegliere come gestire la cura dell’animale e chi di loro sarà l’affidatario o in caso di disaccordo procedere alla divisione ereditaria. Ovviamente, in caso di divisione si presentano essenzialmente due alternative:

  • Uno degli eredi è disponibile a tenere con sé l’animale e lo riceve;
  • gli eredi sono in contrasto e si procede alla vendita, con la relativa spartizione del ricavato secondo le quote.

Ecco perché l’erede che sceglie di prendere con sé l’animale domestico del defunto deve farlo nel rispetto della propria quota, pragmaticamente considerando il valore economico, proprio come se si trattasse di un oggetto inanimato. Altrimenti, il proprietario può scegliere con il testamento a chi affidare il proprio animale domestico, se a uno specifico erede, a un’associazione apposita oppure tramite legato. La via testamentaria è quindi più sicura per prevedere la sorte dell’animale, anche se bisogna comunque mettere in conto:

  • La possibile rinuncia all’eredità;
  • l’assenza di obblighi per l’erede che riceve l’animale.

Si ricorda, infatti, che in questa fase il diritto successorio è un diritto dell’erede, non dell’animale e neppure del defunto. Scegliere a chi lasciare i propri animali domestici equivale quindi a dare la possibilità alle persone ritenute più idonee di conservare la proprietà dell’animale. Il diritto di proprietà degli eredi può quindi legittimamente manifestarsi anche con la vendita o la donazione.

I diritti degli animali domestici dopo la morte del proprietario

Per via delle ragioni illustrate, fare testamento per regolare la successione del proprio animale domestico potrebbe sembrare inutile, perlomeno da un punto di vista di sicurezza legale. Per fare un esempio, il testatore può scegliere con il testamento di affidare il proprio animale a un caro amico che può prendersene cura in modo ottimale, ma non si configura perciò un automatico obbligo di legge.

Bisogna però considerare che fare testamento per regolare la successione ereditaria è comunque molto utile per scegliere una persona determinata o diversa dagli eredi individuate dalla legge, oltre che una forma di garanzia maggiore per tutti gli animali diversi dai cani che non hanno un’apposita Anagrafe.

Allo stesso tempo, il testatore ha la facoltà di apporre delle condizioni ai lasciti ereditari, dando in successione il proprio animale domestico soltanto a patto che venga curato e tutelato. In questo senso, il proprietario può essere anche molto preciso nella condizione, spiegando per esempio quale tenore di vita dovrà conservare l’animale, le sue abitudini e così via. È però fondamentale che la condizione sia espressa nel testamento, così da diventare vincolante.

Per beneficiare di questa forma di tutela, il testatore dovrebbe:

  • Lasciare alla persona destinata a prendersi cura dell’animale domestico anche una quota dell’eredità o un altro bene;
  • nominare un curatore testamentario.

Il primo punto è necessario per esprimere maggiormente gli effetti vincolanti della condizione. Subordinare la cura dell’animale alla proprietà dell’animale stesso è poco efficace, mentre stabilire che l’erede che viene meno agli obblighi deve restituire l’eredità è sicuramente più d’impatto. Il curatore testamentario è poi la figura incaricata di verificare che le condizioni del testamento siano applicate.

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