Aumento pensioni minime: quando Di Maio prometteva 780€ per tutti, anche agli invalidi

Simone Micocci

9 Marzo 2019 - 09:15

Tra i pensionati c’è delusione per il mancato aumento delle pensioni minime promesso da Di Maio, così come tra gli invalidi esclusi anche dalla possibilità di richiedere la pensione di cittadinanza.

In queste settimane in redazione ci sono arrivate molte richieste di chiarimento su quando scatterà l’aumento della pensione minima a 780,00€ che dovrebbe riguardare anche le pensioni di invalidità.

Ovviamente, come molti di voi sapranno non è in programma alcun aumento della pensione minima a 780,00€; semmai in questi giorni è stata introdotta la pensione di cittadinanza che porterà sì ad un’integrazione del reddito (per coloro che ne soddisfano i requisiti), ma senza aumentare l’importo del cedolino della pensione che resta invariato.

Con la pensione di cittadinanza, infatti, il nucleo familiare (che deve essere composto esclusivamente da Over 67) riceve una somma a titolo di integrazione del reddito familiare che deve essere spesa utilizzando la carta acquisti di Poste Italiane; somma che deve essere consumata entro il mese di fruizione, altrimenti questa sarà ridotta del 20%.

Analizzando il funzionamento della pensione di cittadinanza è ovvio che questa c’entra poco o nulla con l’aumento delle pensioni minime, per cui l’importo nel 2019 - per effetto della perequazione intervenuta dal 1° gennaio scorso - è pari a 513,00€.

Perché allora in molti continuano a sperare in un aumento delle pensioni minime? Probabilmente la colpa è dell’errata comunicazione che il Governo ha fatto in questi ultimi mesi. Nei vari appelli promozionali al reddito di cittadinanza - come quello del video pubblicato all’inizio di questo articolo - infatti, si è spesso parlato di “aumento delle pensioni minime e di invalidità a 780,00€” senza fare chiarezza sul significato di queste parole.

Ecco perché molti sono rimasti delusi dall’introduzione della pensione di cittadinanza, misura dagli effetti molto differenti da quelli che avrebbe comportato un aumento di tutte le pensioni minime (come vedremo meglio nel prosieguo dell’articolo).

La maggiore delusione è quella degli invalidi, i quali sono stati persino esclusi dalla possibilità di fare domanda per la pensione di cittadinanza visto che questa misura, come anticipato, si rivolge esclusivamente ai nuclei familiari composti da Over 67.

Quando Di Maio prometteva l’aumento delle pensioni a 780€

L’intervento di Di Maio alla trasmissione Di Martedì - datato 22 settembre 2018 - non è l’unico in cui si parla di aumento delle pensioni minime a 780,00€.

In quell’occasione il leader del Movimento 5 Stelle dichiarò che l’aumento delle pensioni minime a 780€ ci sarebbe stato da gennaio 2019, descrivendo questo provvedimento come un “chiaro segnale di civiltà”.

Lo stesso principio venne espresso qualche mese dopo, a dicembre 2018, quando Di Maio ospite di Radio 24 ha aggiunto che l’aumento a 780,00€ non avrebbe riguardato solamente le pensioni minime ma anche gli assegni di invalidità.

Perché aumento delle pensioni minime e pensione di cittadinanza non sono la stessa cosa

Nei fatti, quindi, le promesse di Di Maio non sono state mantenute.

Ci sono diversi motivi, infatti, per cui l’aumento delle pensioni minime e la pensione di cittadinanza non rappresentano la stessa cosa.

Il primo è che la pensione di cittadinanza è totalmente differente dall’integrazione al minimo della pensione, ossia lo strumento con il quale l’assegno previdenziale viene incrementato di una somma sufficiente per portare l’importo della pensione ai 513,01€ della minima.

Sul calcolo della pensione di cittadinanza, infatti, influiscono diversi fattori, come ad esempio il reddito familiare nel quale si tiene conto di tutti i redditi percepiti dai componenti.

Prendiamo come esempio una famiglia composta da due pensionati che percepiscono entrambi una pensione di 600,00€: questi hanno un reddito familiare pari a 14.400€ annui quindi non hanno diritto alla pensione di cittadinanza (visto che la soglia da non superare per un nucleo familiare composto da due persone è di 8.400€).

Questi, quindi, continuano a ricevere una pensione di 600,00€, aspettando invano l’aumento a 780,00€ promesso dal Governo.

Il secondo motivo per cui aumento della pensione minima non è la stessa cosa del reddito di cittadinanza riguarda le modalità di accredito del beneficio: la PdC, infatti, viene riconosciuta su una carta per gli acquisti con regole ben precise da rispettare su come spenderlo.

Ad esempio viene stabilito un limite per il prelievo in contanti (che per la persona sola è di 100,00€ al mese), oltre al fatto che l’importo riconosciuto va speso entro il mese di fruizione pena la riduzione del 20%. Per la pensione accreditata sul cedolino invece non ci sono regole da rispettare visto che il pensionato può disporre dell’importo come meglio crede.

Che si tratti di due misure completamente differenti tra loro lo dimostra anche il fatto che la pensione di cittadinanza è riconosciuta anche a coloro che non sono titolari di pensione: il requisito essenziale per beneficiarne (oltre ai vari requisiti economici), infatti, è quello per cui ogni componente del nucleo familiare abbia superato il 67° anno di età. Quindi, se in famiglia ci sono una o più persone più giovani, non sarebbe possibile fare richiesta per la pensione di cittadinanza.

Per non parlare poi delle pensioni di invalidità per le quali - sottolineiamo - non è in programma alcun aumento se non quello di pochi euro che c’è stato ad inizio anno per effetto della perequazione.

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