Ritorno alla Lira: vantaggi e svantaggi

Molti invocano il ritorno alla Lira, cresce l’avversione all’Euro in Italia e nell’Eurozona. Quali sarebbero i vantaggi e gli svantaggi?

Si continua ad invocare il ritorno alla lira. Ma quali sarebbero i vantaggi e gli svantaggi?

Negli ultimi anni è cresciuto il sentiment anti-Euro ed anti-Eurozona in molti dei Paesi membri dell’Unione, a causa dell’impoverimento dei Paesi periferici e delle politiche di austerity adottate dalla Troika che hanno messo in ginocchio diversi Stati del Vecchio Continente.

In Italia si è discusso e si continua a discutere se il ritorno alla Lira possa essere un’ancora di salvezza per il Bel Paese facendolo così tornare ad avere un’economia florida basata sull’industria e sulla produzione manifatturiera.

Il dilemma è crescente, vista la nascita negli ultimi anni di partiti e movimenti anti-Euro come il Movimento 5 Stelle e del crescente consenso anche in gruppi politici già esistenti, come ad esempio la Lega.

Italia: perché il ritorno alla Lira?

Il crescente scetticismo verso l’Euro e l’Unione Europea di diversi Paesi, soprattutto quelli “periferici”, ha fatto tornare di moda negli ultimi anni un argomento molto delicato.

In Italia, così come in Spagna, Portogallo e Grecia, ci si è chiesto se il ritorno alle valute nazionali sia un modo per risollevare la crescita economica dei Paesi. In Italia soprattutto, il dibattito negli ultimi tempi si è fatto sempre più acceso, visto il crescente sentiment anti-Euro tra i cittadini italiani.

Molti invocano il ritorno alla Lira per cercare di risollevare le sorti del Bel Paese, ma cosa succederebbe se davvero l’Italia tornasse alla moneta originale? Il discorso è ovviamente molto esteso e articolato poiché le variabili in gioco sono molte e di difficile prevedibilità.

Ritorno alla Lira: come uscire dall’Euro?

Difficilmente l’Italia uscirà per volontà propria dall’Eurozona, è invece più credibile un’uscita dovuta alla disgregazione dell’area Euro, minacciata da choc esterni e interni di intensità maggiore rispetto alla crisi greca.

Partendo dal presupposto che quindi la zona Euro si disgregherà per il semplice fatto di essere un’Area Valutaria Ottimale (AVO) si cercherà di capire cosa accadrebbe perciò in questo caso (sorvolando su eventuali default a catena dei Paesi che renderebbe l’analisi molto complicata).

  • I vantaggi del ritorno alla Lira

Moneta svalutata e inflazione gestibile
L’Italia esce dall’Euro e torna alla Lira in un contesto in cui l’Eurozona non esiste più. Il primo effetto è ovviamente l’innalzamento dell’inflazione dovuto al ritorno di una moneta fortemente svalutata e di una crescita del PIL che nel medio periodo torna e in maniera più consistente di adesso.

Questo perché, con il ritorno alla Lira svalutata a livelli congrui per l’economia, riparte l’industria che può così esportare molto più di quanto faccia adesso e tornare ad avere così un contributo positivo netto dalla domanda estera sulla bilancia commerciale italiana (cosa che adesso, nonostante la svalutazione dell’Euro, non avviene).

E’ vero che si pagherebbe di più per i materiali di produzione, visto che ora si avrebbe una moneta svalutata di parecchio, ma è vero anche che con una classe dirigente capace si farebbe in modo di evitare il peggio.

I politici potrebbero ad esempio liberalizzare il mercato, aumentando la concorrenza e alimentando l’abbassamento dei prezzi. Tornando alla moneta originaria poi, lo Stato può far leva sul tasso di cambio decidendo di svalutare e rivalutare la moneta a seconda delle necessità, cosa che ora non accade.

Salgono produzione industriale ed export
La produzione industriale così ripartirebbe, causando non pochi problemi a chi invece ha beneficiato dell’Euro, come ad esempio la Germania che ha preventivamente sussidiato le imprese avvantaggiandosi in un secondo momento e diventando così leader indiscussa delle esportazioni in Europa a scapito di Paesi come proprio l’Italia che era il secondo Paese del Vecchio Continente per produzione industriale.

La bilancia commerciale italiana beneficerebbe dal ritorno alla Lira. Dall’ultima proiezione dell’Istat sul PIL del Bel Paese è emerso che la domanda netta estera ha dato un apporto negativo alla crescita del PIL mentre l’istituto di statistica si aspetta che per quest’anno il maggior apporto venga dalla spesa interna.

Potrebbe migliorare la distribuzione dei salari
Questo perché la bassa inflazione dovrebbe spingere la spesa dei consumatori, cosa vera nel breve ma non nel medio-lungo periodo. Con il ritorno alla Lira, i salari nominali crescono ma il potere d’acquisto scende (la moneta vale meno).

Mentre con l’ingresso dell’Euro le quote salariali sono tornata pari a quelle degli anni ‘60, nel periodo ‘70-’90 più l’inflazione scendeva e più scendevano le quote dei salari. Questo perché la moneta valeva di più e di conseguenza impattava sui salari mentre i prezzi salivano.

L’ingresso nell’Euro ha compromesso la distribuzione della ricchezza cosa che, invece, quando l’Italia poteva decidere indipendentemente la propria politica economica non accadeva.

Aumenta l’occupazione
Lo Stato, se lasciato agire (premettendo di avere una buona classe dirigente) può contrastare il fenomeno inflattivo incidendo sui prezzi (nel breve questa è la parte dolorosa che si vedrà più in là) o incentivando l’aumento dei salari o ancora facendo leva sulla produzione di moneta.

Rimanendo nell’ambito dell’occupazione, con la disgregazione dell’Euro dovrebbe salire. La Germania con l’enorme surplus commerciale che ha, vedrà il Marco rivalutarsi mentre gli Stati vicini cominceranno a svalutare la moneta il più possibile per rilanciare, come detto prima, l’export. Di conseguenza, aumenta l’export, aumenta la produttività, le aziende crescono e aumenta l’occupazione.

  • Gli svantaggi del ritorno alla Lira

Il problema del debito pubblico e dei tassi di interesse
Il debito pubblico invece, con una buona gestione politica dovrebbe migliorare. L’inflazione fa in modo che la moneta valga di meno e che quindi che il valore dei debiti si riduca.

Il rapporto debito/PIL dovrebbe scendere per effetto dell’aumento delle esportazioni e dell’aumento della spesa interna delle fasce medio-alte di lavoratori. Lo Stato inoltre non avrebbe più le mani legate negli adattamenti di politica economica e potrebbe ridurre in parte la spesa pubblica a fronte però di una minore imposizione fiscale sulle imprese permettendo a queste ultime di essere rilanciate e così di innescare i meccanismi descritti sopra.

Il problema vero è rappresentato dai tassi di interesse. Con una disgregazione dell’area Euro i tassi di interesse dell’Italia volerebbero, visto che l’ingresso nell’Eurozona ha permesso invece che si tenessero bassi dando modo allo Stato italiano di potersi finanziare (senza poi spendere come meglio crede i finanziamenti ma questo è un altro discorso).

Lo Stato quindi non riuscirebbe a finanziarsi e potrebbe avere problemi nel ripagare i tassi di interesse sul debito. La cosa che può controbilanciare questo fatto è, oltre a fare tutto ciò descritto prima, attrarre gli investimenti.

Se l’Italia tornasse alla Lira, con uno scenario descritto prima di moneta ipersvalutata, è molto probabile che investitori esteri puntino all’Italia visti i vantaggi derivanti dalla Lira svalutata e dalla qualità della produzione.

Con l’aumentare degli investimenti, della spesa dei consumatori e del saldo della bilancia commerciale, lo Stato potrebbe fare a meno di spingere la spesa pubblica, concentrandosi a ripagare il debito pubblico (purtroppo nel breve potrebbe essere costretto ad alzare la tassazione sui consumi almeno fino a quando non migliorano i tassi di interesse).

Bisogna avere una classe politica capace
Nel complesso un ritorno alla Lira sembra vantaggioso anche se non indolore. Nel breve termine il caos generato dalla disgregazione dell’Euro renderebbe di difficile digestione il ritorno alle valute nazionali.

Alla base di uno scenario di uscita dalla moneta unica c’è quello di avere una classe dirigente che sappia affrontare il caos iniziale, mettendo a punto manovre di politica economica volte a cogliere l’opportunità del ritorno alla moneta nazionale. Alla luce di quanto fatto dalla classe politica negli ultimi 20-30 anni, resta difficile pensare che la classe dirigente italiana sappia gestire un’uscita dell’Italia dall’Euro.

Attualmente, il ritorno alla Lira sembra l’unica alternativa all’Euro dato che tendenzialmente si sta già spingendo per un ritorno alle monete nazionali visto che la moneta unica ha apportato pochissimi benefici (tranne che per la Germania) a chi ne è entrato a far parte e viste le politiche monetarie (al momento inefficaci) della BCE.

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