Novità pensione anticipata con Ape e Rita: chi ne può usufruire?

icon calendar icon person
Novità pensione anticipata con Ape e Rita: chi ne può usufruire?
Pubblicità

Pensione anticipata, novità: oltre all’Ape volontario dal 2017 parte anche la Rita. Cos’è e come funziona: i calcoli per i lavoratori che decidono di usufruirne.

Pensioni anticipate, novità: per la pensione anticipata oltre all’Ape volontario dal 2017 parte la Rita, cos’è e come funziona? Soprattutto chi può richiederla e come si può utilizzare per non chiedere troppo prestito con l’anticipo pensionistico Ape?

Cos’è Ape, lo sappiamo ormai: nella versione volontaria e social, e Rita sono tra le novità più attese e discusse sul tema pensioni perché consentono ad alcune categorie di lavoratori ad andare in pensione anticipata, ma con un prestito che devono restituire nel corso degli anni. L’Ape Social però non prevede alcuna restituzione ed è a vantaggio esclusivo di alcune categorie di lavoratori, in particolare a chi ha perso il lavoro e ha cessato i sussidi da almeno tre mesi.

Che cos’è la Rita? La Rendita integrativa temporanea anticipata è un altro nuovo strumento per la pensione anticipata, e in questo articolo vediamo come funziona e che costo ha per i lavoratori che decidono di usufruirne e soprattutto quali lavoratori possono accedere alla pensione anticipata con Ape e Rita.

La pensione anticipata è un obiettivo per molti lavoratori e un’esigenza per molti altri, per questo ci si chiede come funziona la Rita e quanto si perde con la restituzione del prestito dell’Ape, un nodo fondamentale della riforma delle pensioni.

Per l’accesso alla pensione anticipata, la riforma delle pensioni contiene anche Quota 41, Quota 96 e cumulo gratuito, insieme a molti altri provvedimenti che rientrano nella riforma delle pensioni 2016 come l’aumento della Quattordicesima, e l’ottava salvaguardia.

Potrebbe interessarti anche Pensioni 2017: cosa cambia per vecchiaia, anticipata, invalidità, esodati, difesa, usuranti e precoci. Guida ai requisiti.

Le due novità della riforma delle pensioni - l’anticipo pensionistico Ape e la Rendita integrativa temporanea anticipata Rita - non convincono pienamente sindacati e lavoratori a causa dell’onerosa restituzione del prestito iniziale, erogato da banche e istituti assicurativi nel primo caso e prelevato dai fondi pensionistici nel secondo. Quindi occorre fare chiarezza sul funzionamento della Rita in modo congiunto a quello dell’Ape.

Consigliamo di leggere anche come funziona l’Ape e quanto si perde con la restituzione del prestito.

Pensione anticipata con Ape e Rita? Cos’è la Rita è più facile spiegarlo nell’utilizzo per alleggerire il prestito dell’Ape. Si tratta di un anticipo dai fondi pensione che consente di pagare parte dell’Ape ma toglie denaro alla pensione integrativa. Per alleggerire ancora di più l’Ape, il Governo ha pensato di mettere un tetto variabile: i lavoratori potranno chiedere l’anticipo pensionistico da un minimo dell’85% fino ad un massimo del 95% per le uscite anticipate di un solo anno, e l’Ape avrà un tetto diversificato in base all’anticipo richiesto.

Pensione anticipata, ultime novità con Ape o con la Rita? Vediamo chi potrà andare in pensione anticipata con Ape e Rita già dal nuovo anno e che costo avranno sui lavoratori queste nuove misure introdotte dalla riforma delle pensioni.

Pensione anticipata, novità Rita: chi ne può usufruire

La Rendita Integrativa Temporanea Anticipata - Rita sarà un prelievo dai fondi per la pensione, nel caso in cui il lavoratore abbia versato nella sua vita lavorativa contributi per la pensione integrativa. Potrà essere utilizzata per attenuare la restituzione del prestito pensionistico.

Rita consente a chi ha una previdenza integrativa di non aspettare la pensione pubblica per avere una rendita, ma di usufruire del reddito ponte prima di arrivare alla pensione di vecchiaia.

Come funziona Rita? I lavoratori che potranno disporre della rendita integrativa anticipata sono pochi, per il semplice motivo che soltanto un quarto degli aventi diritto ha fatto ricorso ai fondi pensione integrativa.

Rita, chi ne può usufruire? Potranno ottenere la rendita integrativa anticipata dai fondi pensione tutti i lavoratori che hanno almeno 63 anni di età e almeno 20 di contributi e servirà per ridurre o azzerare la necessità dell’anticipo pensionistico Ape, con una tassazione agevolata tra il 15% e il 9%, contro l’attuale 23%.

Rita consente di accedere in anticipo alla rendita maturata con i fondi previdenziali o al capitale ad essi connesso senza obbligo di trasformarlo in rendita, mentre attualmente è possibile accedere ai fondi al momento della maturazione dei requisiti per la pensione pubblica. Come l’Ape, anche la Rita sarà cumulabile con eventuali nuovi redditi lavorativi.

Pensione anticipata, novità Rita: quanto costa

La nota dolente dell’Ape che fa discutere i lavoratori è il rimborso del prestito, che di fatto ridurrà la pensione sensibilmente. L’importo della decurtazione media per chi sceglie l’Ape dovrebbe oscillare intorno al 5,5% sul trattamento lordo per ogni anno di anticipo, con decurtazioni massime fino al 15-20% dell’assegno in corrispondenza del massimo anticipo richiesto dal lavoratore.

Si tratterà di una riscossione pari a più del doppio rispetto al progetto Damiano sui pensionamenti flessibili. In poche parole, con tre anni di Ape, il lavoratore subirebbe un prelievo di circa il 15% sulla rata finale dell’assegno, e sulla rata di restituzione influirà pesantemente anche l’entità dell’anticipo richiesto dal lavoratore.

Dopo aver visto il costo dell’Ape, vediamo ai lavoratori quanto costerà la Rita. Nella legge di Stabilità sono previste agevolazioni fiscali dello 0,3% per ogni anno di iscrizione al fondo integrativo superiore a 15 anni. La tassazione sostitutiva scenderebbe quindi al 9% rispetto all’attuale 23% previsto sugli anticipi richiesti.

Nel caso in cui la prestazione integrativa sia associata alle pensione di base, l’aliquota verrà stabilita in base allo scaglione IRPEF di appartenenza.

Pensione anticipata, novità Ape: chi ne può usufruire

Della riforma delle pensioni 2016, la pensione anticipata con l’Ape è uno dei punti chiave nella legge di Stabilità 2017.

L’Ape durerà solo fino al 2018 con possibilità di proroga, e sarà rivolto a tutti i lavoratori con almeno 63 anni (i nati fra il 1951 ed il 1954) ai quali non manchino più di 3 anni e 7 mesi per maturare la pensione di vecchiaia non inferiore a un certo limite.

I lavoratori con questi requisiti potranno accedere all’Ape in modo volontario ma la pensione anticipata avrà un costo: il prestito per l’anticipo pensionistico sarà erogato dall’Inps tramite prestiti di banche e assicurazioni, per tutto il periodo che manca al lavoratore per raggiungere la pensione di vecchiaia.

La somma anticipata dagli enti dovrà essere restituita dal lavoratore una volta conseguita la pensione, nell’arco di 20 anni con rate di ammortamento costanti, attraverso dei prelievi sull’assegno del il 5% dalla pensione annuale.

L’Ape sarà una realtà dal 2017, precisamente dal 1° maggio, ma alcuni nodi sono legati proprio al prestito da sanare. Potranno usufruire dell’Ape i lavoratori dipendenti anche pubblici, i lavoratori autonomi e parasubordinati che avranno 63 anni di età a partire dal 1° gennaio 2017, soltanto se prossimi alla pensione di vecchiaia entro i successivi 3 anni e 7 mesi.

Per accedere all’Ape, il lavoratore dovrà però maturare una pensione non inferiore ad un determinato valore che ancora non è stato fissato e che verrà discusso oggi dal Governo. Probabilmente chi maturerà pensioni molto basse sarà tagliato fuori dall’anticipo pensionistico.

Pensione anticipata, novità Ape: quanto costa la restituzione del prestito?

La nota dolente dell’Ape che fa discutere i lavoratori è il rimborso del prestito, che di fatto ridurrà la pensione sensibilmente. L’importo della decurtazione media per chi sceglie l’Ape dovrebbe oscillare intorno al 5,5% sul trattamento lordo per ogni anno di anticipo, con decurtazioni massime fino al 15-20% dell’assegno in corrispondenza del massimo anticipo richiesto dal lavoratore.

Si tratterà di una riscossione pari a più del doppio rispetto al progetto Damiano sui pensionamenti flessibili. In poche parole, con tre anni di Ape, il lavoratore subirebbe un prelievo di circa il 15% sulla rata finale dell’assegno, e sulla rata di restituzione influirà pesantemente anche l’entità dell’anticipo richiesto dal lavoratore.

Per questo motivo il Governo ha fornito l’Ape volontario di un tetto proporzionale: le Camere stanno mettendo a punto il funzionamento dell’anticipo pensionistico Ape, oltre a contenere entro il 5% la penalizzazione annua sulla pensione per restituire il prestito.

La novità per la pensione anticipata è che il prestito dell’Ape sarà proporzionale in base agli anni di anticipo richiesti. Si tratterà di importi massimali ma i lavoratori coinvolti potranno anche chiedere meno del massimo, per ridurre ancora di più il peso della restituzione.

Per i lavoratori che vorranno uscire con un solo anno di anticipo, sarà possibile avere al massimo il 95% del futuro assegno della pensione. Per i lavoratori che andranno in pensione con due anni di anticipo, il prestito non potrà andare oltre il 90%, e per quelli che usciranno con tre anni di anticipo, il prestito non potrà andare oltre all’85% dell’assegno.

L’obiettivo del Governo è quello di abbassare il più possibile l’onere della restituzione ventennale, e per fare questo i lavoratori interessati potranno anche unire l’Ape alla Rita, utilizzando il fondo pensione complementare per bilanciare il prestito bancario dell’Ape.

Come illustrato da Tommaso Nannicini, se un lavoratore con uno stipendio di 1.286 euro mensili va in pensione con tre anni di anticipo grazie all’Ape, potrebbe ricevere un assegno mensile dell’85% dello stipendio, quindi 1.093 euro al mese. Questo assegno verrebbe erogato per dodici mesi e non per tredici, dato che l’Ape esclude la tredicesima.