Reddito di cittadinanza, le sanzioni sono state davvero cancellate (ma possono tornare)

Simone Micocci

28 Febbraio 2023 - 14:16

Reddito di cittadinanza, sanzioni cancellate per adesso: ma il governo è al lavoro per una soluzione. I furbetti, quindi, non saranno salvati dall’errore commesso in legge di Bilancio.

Reddito di cittadinanza, le sanzioni sono state davvero cancellate (ma possono tornare)

Ha suscitato non poco clamore la notizia per cui - non per chiara volontà quanto più per errore - il governo Meloni avrebbe cancellato le sanzioni per coloro che non rispettano le regole riferite al Reddito di cittadinanza.

Segnalata da Repubblica, effettivamente la notizia poggia su delle valide basi giuridiche ma ci sono comunque degli aspetti da chiarire in quanto letta così sembra quasi legittimare truffatori e furbetti del Reddito di cittadinanza.

Intanto è bene chiarire che le sanzioni vengono cancellate solamente dal 1° gennaio 2024. Ciò significa che per tutto il 2023 coloro che non rispettano gli obblighi, tra i quali quest’anno figura anche la frequenza a corsi di formazione o riqualificazione professionale della durata perlomeno semestrale, continueranno a essere soggetti a quanto previsto dalla normativa, con tanto di decadenza immediata del Reddito di cittadinanza.

Dal prossimo anno il problema non si porrà visto che non esistendo più il Reddito di cittadinanza, abrogato dalla legge di Bilancio 2023, non c’è motivo per mantenerne le sanzioni. Questo dovrebbe essere stato anche il pensiero del legislatore, noncurante però delle conseguenze che la sua decisione avrebbe comportato su un altro fattore, ossia sulle violazioni della normativa talmente gravi da ricadere nell’ambito penale.

Con la cancellazione ormai prossima delle fattispecie di reato identificate dai commi 1 e 2 dell’articolo 7 del decreto n. 4 del 2019, convertito con modificazioni dalla legge n. 29 del 2019, vi è una sorta di delegittimazione dello stesso che potrebbe avere serie conseguenze in ambito di applicazione della normativa nelle apposite sedi.

Per questo motivo il governo Meloni, preso atto dell’errore, sta pensando a come recuperare.

Reddito di cittadinanza, le conseguenze immediate dell’addio alle sanzioni

Come anticipato, oggetto del dibattito sono i commi 1 e 2 dell’articolo 7 del decreto n. 4 del 2019, laddove si legge che:

(comma 1) Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine di ottenere indebitamente il beneficio di cui all’articolo 3, rende o utilizza dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero omette informazioni dovute, è punito con la reclusione da due a sei anni.

(comma 2) L’omessa comunicazione delle variazioni del reddito o del patrimonio, anche se provenienti da attività irregolari, nonché di altre informazioni dovute e rilevanti ai fini della revoca o della riduzione del beneficio entro i termini di cui all’articolo 3, commi 8, ultimo periodo, 9 e 11, è punita con la reclusione da uno a tre anni.

Questa parte però verrà cancellata, insieme a tutti gli articoli del suddetto decreto compresi tra 1 e 13, dal 1° gennaio prossimo. Il che - come si legge nell’atto di accusa scritto in un’interpellanza presentata da undici deputati Pd al ministro della Giustizia Carlo Nordio - avrà conseguenze già da quest’anno.

Nel dettaglio, il Partito democratico ritiene che ci sono gli estremi per l’abolitio criminis regolata dall’articolo 2 del Codice penale, dove si legge che:

Nessuno può essere punito per un fatto che, secondo la legge del tempo in cui fu commesso, non costituiva reato. Nessuno può essere punito per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce reato; e, se vi e’ stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali.

Quindi, laddove la fattispecie di reato verrà meno i furbetti del Reddito, anche qualora la sentenza sia passata in giudicato, sarebbero salvi. Con la caduta dell’articolo 7, infatti, spariscono anche le accuse e le relative condanne per i reati di appropriazione indebita come identificati dai suddetti commi.

Ricapitolando, senza un nuovo intervento da parte del governo:

  • se la pena è stata inflitta l’esecuzione non può comunque avere corso e ogni altro effetto della condanna decade vista “l’abolizione del reato”;
  • per lo stesso motivo diventano impunibili i furbetti che verranno scoperti nei prossimi mesi (ricordiamo infatti che il Rdc continuerà comunque a esistere per tutto il 2023).

Una situazione che rischia di generare non poco imbarazzo tra le fila del governo: da sempre in guerra nei confronti dei furbetti del Reddito di cittadinanza oggi potrebbero avergli offerto l’ancora di salvezza.

Ma stando a indiscrezioni delle ultime ore, preso atto della situazione si starebbe cercando un modo per rimediare.

Reddito di cittadinanza: attenzione, le sanzioni possono tornare

Trovato l’errore, adesso il governo Meloni è alla ricerca di una soluzione. Tant’è che dopo l’interpello presentato dal Partito democratico, la maggioranza si è confrontate per far sì che le sanzioni penali possano essere ripristinate al più presto, evitando così un danno d’immagine - e non solo - rilevante.

A tal proposito, nelle ultime ore non sono mancati i confronti tra ministero del Lavoro, dell’Economia e della Giustizia, i tre interessati dalla norma: l’intenzione è chiara, ossia ripristinare il reato di appropriazione indebita del Reddito di cittadinanza con le relative sanzioni.

La soluzione più semplice è quella di un decreto, ma bisognerà guardare ai moniti che il presidente della Repubblica ha mosso in questi mesi: non abusare della decretazione d’urgenza ed evitare quei decreti “contenitori” dei temi più disparati.

Per questo motivo, il governo sta valutando di sdoppiare il decreto Lavoro e prevederne uno ad hoc per il Reddito di cittadinanza. Un provvedimento che dovrebbe arrivare già la prossima settimana e che quindi dovrebbe fare in modo che tutto si risolva al più presto.

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