Pensione, al via il ricalcolo: chi può richiederlo e perché, istruzioni Inps

Simone Micocci

28 Febbraio 2022 - 12:27

Pensioni: al via il ricalcolo per chi ha dei periodi di disoccupazione nei 5 anni che precedono il collocamento in quiescenza. I chiarimenti dell’Inps.

Pensione, al via il ricalcolo: chi può richiederlo e perché, istruzioni Inps

Pensioni: l’Inps ha reso note le prime informazioni sul ricalcolo in base a quanto stabilito dalla Corte Costituzionale con la sentenza 82/2017.

Una sentenza che potrà sembrare complicata, ma che di seguito proveremo a semplificare facendo chiarezza su chi effettivamente può ricorrere allo strumento del ricalcolo in oggetto e, soprattutto, quando conviene farlo.

Come prima cosa è importante specificare chi sono i pensionati interessati da una tale novità: nel dettaglio, ci riferiamo a coloro che nei 5 anni antecedenti alla liquidazione della pensione hanno trascorso dei periodi di disoccupazione, per i quali dunque potrebbe essere conveniente ricorrere a una procedura di neutralizzazione.

Guardando a come funziona il sistema di calcolo retributivo - dove viene presa in considerazione la media delle retribuzioni percepite negli ultimi anni - appare ovvio che i periodi di disoccupazione, dove comunque è stata versata la contribuzione figurativa dall’Inps, potrebbero risultare dannosi. Nessun problema, invece, nel caso dei periodi sottoposti alle regole del sistema contributivo.

Per questa ragione, spiega l’Inps, il ricalcolo in oggetto potrà riguardare solamente pensioni di vecchiaia e di anzianità liquidate con il sistema di calcolo retributivo, o anche quelle liquidate con il sistema di calcolo misto ma per la sola quota retributiva.

Ricalcolo pensione: cosa dice la sentenza 82/2017 della Corte Costituzionale

La sentenza in questione, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 16/2017, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 3 - 8° comma - della legge 297/1982, recante “Disciplina del trattamento di fine rapporto e norme in materia pensionistica”.

Nel dettaglio, questo era in contrasto con gli articoli 36 - 1° comma - e 38 - 2° comma - della Costituzione nella parte in cui non viene previsto che “nell’ipotesi di lavoratore che abbia già maturato i requisiti assicurativi e contributivi per conseguire la pensione e percepisca contributi per disoccupazione nelle ultime duecentosessanta settimane antecedenti la decorrenza della pensione, la pensione liquidata non possa essere comunque inferiore a quella che sarebbe spettata, al raggiungimento dell’età pensionabile, escludendo dal computo, ad ogni effetto, i periodi di contribuzione per disoccupazione relativi alle ultime duecentosessanta settimane, in quanto non necessari ai fini del requisito dell’anzianità contributiva minima”.

Semplifichiamo. Dal momento che, come anticipato, per il calcolo retributivo della pensione si prende in considerazione quanto percepito negli ultimi anni che precedono l’accesso alla pensione, è ovvio che eventuali periodi di disoccupazione, seppure indennizzati, possano portare a una riduzione della media.

Senza contare i periodi di disoccupazione, dunque, il pensionato avrebbe diritto a un assegno di pensione più alto. Per questo motivo, spiega la Corte, il pensionato che anche senza prendere in considerazione i contributi versati per i periodi di disoccupazione raggiunge i requisiti utili per andare in pensione dovrebbe avere diritto alla neutralizzazione dei suddetti contributi. Questi, dunque, non verrebbero considerati né ai fini del diritto né per il calcolo della pensione.

Questo perché è incostituzionale avere una pensione più bassa rispetto a quella che sarebbe risultata dal calcolo senza i contributi suddetti.

Ricalcolo pensione: chi riguarda

L’ambito di applicazione della suddetta sentenza interessa coloro che nelle ultime 260 settimane di contribuzione antecedenti alla decorrenza della pensione hanno anche dei periodi di contribuzione per disoccupazione, ma solo nel caso in cui tali contributi non siano necessari ai fini del raggiungimento dei requisiti minimi per il collocamento in quiescenza. Diversamente, infatti, la neutralizzazione di tali periodi comporterebbe la perdita dei requisiti per l’accesso alla pensione.

I suddetti periodi possono fare riferimento a una delle seguenti prestazioni:

Quindi, nel caso in cui nei 5 anni antecedenti al pagamento della prima pensione dovessero esserci dei periodi che riferiscono a una delle suddette prestazioni, l’interessato ha diritto a richiedere la neutralizzazione di tali periodi, con il conseguente ricalcolo del trattamento pensionistico. Tuttavia, ciò è possibile solo nel caso in cui la neutralizzazione dovesse determinare un importo di pensione più favorevole; non c’è, dunque, il rischio di subire un taglio della prestazione.

Si ricorda, comunque, che è esclusa la possibilità di ricorrere allo strumento della neutralizzazione per due volte sullo stesso trattamento pensionistico.

Ricalcolo pensione e neutralizzazione contributi da disoccupazione: alcuni chiarimenti

Ci sono dei punti che meritano di essere messi in evidenza. Come spiegato dall’Inps nel messaggio 883/2022:

  • i periodi di contribuzione figurativa per trattamenti di disoccupazione, collocati nell’ultimo quinquennio, devono essere neutralizzati per l’intero periodo. Non è dunque consentito neutralizzare singoli periodi all’interno del periodo massimo considerato;
  • è comunque possibile neutralizzare periodi di disoccupazione anche inferiori al periodo massimo considerato (quinquennio), qualora gli stessi siano collocati successivamente al raggiungimento del requisito contributivo minimo per il diritto a pensione.

Attenzione: per presentare domanda di ricalcolo - che ovviamente andrà inoltrata all’Inps - bisognerà attendere apposita circolare con tutte le istruzioni su come fare.

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