27 mila occupati in meno, ma cresce l’occupazione tra i giovani: i dati

Giorgia Bonamoneta

09/01/2023

I dati dell’Istat sull’occupazione di novembre 2022 rivelano una perdita di 27 mila posti. Crescono giovani e donne, ma il quadro non è completo. Ecco cosa dicono i dati.

27 mila occupati in meno, ma cresce l’occupazione tra i giovani: i dati

Tornano a diminuire gli occupati. A rilevarlo è l’elaborazione dei dati di novembre dell’Istat secondo cui gli inattivi hanno toccato quota 50.000. Il tasso di disoccupazione rimane però stabile al 7,8%, mentre quello giovanile cala di -0,6 punti.

I numeri disoccupazione hanno toccato i minimi degli ultimi 15 anni, con la quota di giovani e di donne che lavorano in crescita. Qualcosa però non torna. Oltre le percentuali c’è un altro quadro da analizzare. Donne e giovani guadagnano sempre più posti di lavoro, aumentando il tasso di occupazione e la disoccupazione è considerata ai minimi, ma ci sono sempre meno persone da considerare “occupabili” e i dati ne risentono.

Dal 2019 sono già 750.000 in meno le“ forze di lavoro”, come li chiama l’Istat, cioè le persone produttive o produttive in futuro. È stato calcolato che ogni anno spariscono circa 200.000 possibili lavoratori in una dinamica demografica che è stata più volte raccontata come inverno demografico. Una risposta potrebbe essere l’integrazione dell’immigrazione per riequilibrare i conti, ma nel 2023 il governo di Giorgia Meloni ha autorizzato soltanto 83.000 ingressi con il decreto Flussi. Un numero che non riequilibra nulla, neanche tampona la fuoriuscita di italiani che migrano ogni anno in circa di una condizione lavorativa e di vita migliore all’estero.

I dati Istat sull’occupazione: diminuiscono i contratti a tempo indeterminato

I dati di novembre 2022 sono chiari: diminuiscono le persone impiegate di 27.000 unità rispetto a ottobre. La flessione avviene principalmente nei contratti a tempo indeterminato che solo in parte è compensata da contratti a termine e dagli autonomi. In totale quindi il tasso di occupazione della popolazione in età lavorativa si riduce del -0,1%, raggiungendo la quota del 60,3% del totale.

La disoccupazione è una percentuale ancora stabile a 7,8%, ma sono in aumento gli inattivi, cioè coloro che non cercano e non hanno un lavoro e non vengono quindi conteggiati tra i disoccupati. Da ottobre a novembre gli inattivi sono cresciuti di 49.000 unità, raggiungendo la quota 34,5% sul totale della popolazione attiva.

Flussi in entrata e in uscita contro il calo demografico e il calo di occupabili

Come si combatte il calo del numero dei lavoratori? Regolarizzare l’immigrazione non basta e non basta perché il numero di migranti in entrata è inferiore agli italiani in uscita e inferiore al numero di persone che servirebbero per colmare la diminuzione delle nascite. Il problema è evidente e i dati sull’occupazione e la disoccupazione ne risentono.

Mentre cresce il numero di donne e giovani occupati, il numero degli inattivi, cioè coloro che non cercano lavoro e degli inoccupabili, cioè coloro che non rientrano nella fascia di età della forza di lavoro, sono in calo. Per questo in futuro (non remoto) le politiche lavorative dovranno cercare di attirare giovani, donne e gli inattivi a occupare i posti scoperti.

Non saranno però i contratti a tempo determinato, quelli stagionali o le proposte in nero a migliorare il numero di occupati in Italia. La cancellazione del Reddito di cittadinanza non riempirà il vuoto, perché anche in questo caso il calcolo degli inoccupabili è diverse a seconda che sia la politica, i centri dell’impiego o l’Inps a dichiararlo.

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