Welfare, riforma tedesca Hartz: cos’è e come funziona?

icon calendar icon person
Pubblicità

La riforma Hartz (dal nome di Peter Hartz, membro del consiglio d’amministrazione della Volkswagen e della commissione per “Servizi moderni per il mercato del lavoro”) è una riforma tedesca del mercato del lavoro messa in atto tra il 2003 e il 2005 sotto il governo del cancelliere Gerhard Schröder (SPD) che rientra nella cosiddetta “Agenda 2010”.

La riforma è stata attuata progressivamente attraverso quattro leggi: la prima è entrata in vigore il 1 gennaio 2003, la seconda il 1 aprile 2003, la terza il 1 gennaio 2004 e la quarta, la più importante, il 1 gennaio 2005.

Dieci anni dopo viene salutata come una riforma di successo che ha concretamente avuto effetti positivi sul mercato del lavoro tedesco perché il tasso di disoccupazione è diminuito. La riforma Hartz costava alla Germania 27 miliardi di euro un anno fa, cifra che potrebbe essere ancora tale, se non aumentata. Vediamo cosa è e come funziona la riforma tedesca Hartz.

Hartz IV tra sovvenzioni e sanzioni

La riforma Hartz ha dato vigore al welfare tedesco grazie a delle concessioni statali di cui beneficiano milioni di disoccupati, i quali devono dimostrare di essere in ricerca attiva di lavoro. L’equilibrio tra sovvenzioni e sanzioni sta nel fatto che i disoccupati tedeschi vengono anche sollecitati con delle proposte lavorative, che non possono essere rifiutate pena sanzioni (10%, 20%, 30% o 60% in meno del contributo a seconda dei casi) e sospensione delle sovvenzioni stesse per tre mesi nei casi in cui la proposta viene abitualmente rifiutata.

La riforma consente quindi di individuare un certo equilibrio tra la responsabilità individuale e quella sociale dello Stato. Dati aggiornati a marzo 2012 hanno mostrato che 6,2 milioni di persone (3,4 milioni di famiglie) in Germania beneficiavano della riforma Hartz.

Il pacchetto Hartz

Come abbiamo accennato la riforma è stata attuata attraverso quattro leggi, vediamo in linea generale cosa hanno introdotto:

  • Hartz I. Attraverso questa prima legge sono state semplificate le procedure di assunzione e sono stati introdotti dei “buoni” per la formazione, nonché i job center (i nostri centri per l’impiego), dove vengono assegnati dei “consiglieri”, che seguono il processo di inserimento nel mercato del lavoro, e le agenzie interinali;
  • Hartz II. Il secondo step della riforma ha previsto l’introduzione dei contratti di Minijob, contratti di lavoro precari e meno tassati, e Midijob, contratti atipici che prevedono una retribuzione massima di 400 euro (non soggetti a contribuzione). Viene inoltre previsto il finanziamento di nuove forme di lavoro autonomo per i disoccupati (micro-imprese) e un maggior sostegno per gli over 50;
  • Hartz III. Il terzo atto ha visto la trasformazione dell’Ufficio Federale del Lavoro in Agenzia Federale per l’Impiego;
  • Hartz IV. La quarta legge è la più complessa e articolata perché prevede delle misure di inserimento e un sistema di assistenza economica unica al fine di ridurre la disoccupazione di lungo periodo.

Hartz IV: come funziona?

La parola d’ordine della riforma Hartz è stata flessibilità. L’obiettivo infatti è stato quello di assicurare ai disoccupati la possibilità di accedere al mercato del lavoro anche grazie a lavori marginali, creando posti e spazio per le persone poco o non qualificate, non più destinate ai lavori in nero, grazie alla regolarizzazione e legalizzazione del mercato del lavoro.

L’indennità di disoccupazione (Arbeitslosengeld I) viene concessa a chi, nei precedenti tre anni, abbia lavorato almeno 12 mesi, versando i contributi e spetta per un periodo di 12 mesi (esteso a 18 per gli over 55), rispetto ai 32 precedenti, in misura del 60% dell’ultimo stipendio netto o del 67% nel caso il disoccupato avesse un figlio a carico. La soglia massima tenuta in considerazione per la retribuzione è pari a uno stipendio di € 4.500 lordi.

La riforma Hartz IV, che per alcuni si qualifica come un reddito di cittadinanza, mentre per altri come un reddito minimo garantito, scatta dopo un anno senza lavoro ed è rivolta anche a coloro che non trovano lavoro dopo aver completato il proprio percorso di studi. Quali sono i contributi? € 334 al mese più circa € 300 per l’affitto di un appartamento, i cui metri quadri variano a seconda dei Länder, e un’assicurazione sanitaria. Alle famiglie spettano invece € 337 per ogni adulto e € 219 per ogni figlio, a cui si aggiungono € 550 per l’affitto.

I contributi previsti non hanno scadenze per questo i controlli per evitare abusi sono piuttosto rigidi. Anja Huth dell’Agenzia Federale del Lavoro ha spiegato:

“Ogni sei mesi bisogna fare richiesta del prolungamento e un referente del programma tiene colloqui regolari con chi riceve i soldi per essere informato dei tentativi fatti per trovare lavoro’’.

I punti contestati

Nonostante gli aspetti positivi, non sono mancate le critiche alla riforma Hartz, soprattutto da parte del sindacato federale DGB, in particolare sono stati contestati:

  • l’accorpamento del sussidio di disoccupazione con il sussidio sociale nell’assegno minimo di sussistenza per persone in cerca d’impiego;
  • l’aumento delle occupazioni a bassa retribuzione e della precarietà;
  • il fatto che non si tiene conto se il disoccupato ha lavorato prima e per quanto tempo;
  • i minijobs non versano contributi e non hanno diritto né alla pensione, né all’assicurazione sanitaria;
  • 1 Euro Job: accettare lavori socialmente utili, pagati un euro l’ora per non perdere i sussidi.

Assegno minimo di sussistenza (Arbeitslosengeld II)

Abbiamo detto che l’assegno minimo di sussistenza ha fuso il sussidio di disoccupazione con il sussidio sociale, così quest’ultimo viene destinato solo a persone bisognose e incapaci di lavorare. Quali erano le differenze tra questi due sussidi?

  • Sussidio di disoccupazione. In un tempo precedente alla riforma Hartz chi si trovava ancora nella condizione di disoccupazione, una volta finita la fase di percezione dell’indennità, poteva beneficiare di questo sussidio previdenziale amministrato dall’Agenzia Federale per il Lavoro che gli garantiva tra il 57% e il 53% del precedente reddito;
  • Sussidio sociale. Questo tipo di sussidio, previdenziale comunale, era calcolato in funzione di un livello minimo che potesse garantire l’esistenza. I disoccupati ne avevano diritti in tre casi: quando non aveva alle spalle un’esperienza lavorativa della durata di almeno un anno, quando le agevolazioni percepite non garantivano il livello minimo dell’esistenza e quando non era ritenuto disoccupato dalla normativa perchè impiegato in attività dalla durata di più di 15 ore a settimana.

Nonostante l’Arbeitslosengeld II, resta in vigore l’Arbeitslosengeld I, l’indennità di disoccupazione in senso stretto con carattere previdenziale, finanziata dall’Agenzia federale del Lavoro, perché come abbiamo detto la riforma Hartz scatta un anno dopo. In tal senso il sistema welfare della Germania prevede un duplice livello di tutela.

Riforma Hartz: una riforma riuscita?

E’ riuscita la riforma Hartz ad assicurare un livello minimo di reddito o, piuttosto, ha generato salari minimi, precarietà e impieghi sottopagati? C’è chi parla addirittura di scandalo sociale.

I dati comunicati dall’Eurostat nel dicembre 2012 mostrano come la Germania sia effettivamente il Paese occidentale con la percentuale maggiore di lavoratori a basso salario (22,2%), rispetto alle medie di Paesi come Francia (6,1%) o quelli scandinavi (tra il 2,5% e il 7,7%), a fronte di una media dell’Eurozona pari al 14,8%.

In sintesi il risultato della riforma Hartz pare sia questo: chi non lavora riceve un trattamento di disoccupazione inferiore al periodo precedente alla riforma e chi lavora riceve comunque salari più bassi. Secondo le statistiche infatti i salari lordi reali, al netto degli aumenti, sono scesi dell’1,8% dal 2000 al 2012.