Tensioni tra politica e magistratura: parla il ministro Orlando

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Resta molto caldo il nuovo fronte tra politica e magistratura che si è riaperto da alcune settimane, in coincidenza con la nuova nomina a presidente dell’Anm del magistrato Piercamillo Davigo, storico componente del pool di Mani Pulite.

Le polemiche tra mondo politico e magistratura non sembrano placarsi. Oggi a parlare di quanto ha fatto sinora il governo, e intende ancora fare, in tema di giustizia è il guardasigilli Andrea Orlando, in una intervista a Repubblica in cui fa riferimento obbligato alle ultime dichiarazioni di Davigo. Il ministro della giustizia Orlando rivendica il lavoro sin qui svolto, affermando che

“L’Onu ha certificato che la nostra legge anticorruzione attua le convenzioni internazionali. Ci sono altre cose da fare? Discutiamone”.

Sul tema della corruzione Orlando è netto:

“Per il lavoro che abbiamo da fare - noi vogliamo sconfiggere la corruzione tanto quanto Davigo - non mi avventurerei in complesse ricostruzioni storico sociologiche. Cercherei di capire se i meccanismi di prevenzione e di repressione funzionano”.

La prescrizione

Sul tema della prescrizione la magistratura ha in più occasioni espresso la volontà di una previsione normativa che contempli uno stop definitivo dopo il rinvio a giudizio dell’imputato.

Fino ad ora la proposta del governo è stata indirizzata verso il blocco dopo il primo grado e 3 anni in più tra Appello e Cassazione, ma tale ipotesi vede, all’interno della maggioranza, la contrarietà di Ncd. Situazione non semplice per Orlando che afferma che il governo terrà

“come riferimento ciò che è uscito dal Consiglio dei ministri, verificando quali possano essere le modifiche introdotte dal Parlamento sulle quali c’è il necessario consenso”.

Le intercettazioni

Sul delicato tema delle intercettazioni, sul quale anche il premier Renzi si è recentemente espresso parlando di “barbarie giustizialista”, a proposito della pubblicazione di quelle penalmente non rilevanti, il ministro Orlando ha precisato che la delega che il governo avrà,

“rafforza la possibilità di ascolti per i reati contro la pubblica amministrazione e non li limita come strumento di indagine in nessun ambito. Si pone gli stessi obiettivi di diverse e importanti procure che hanno disciplinato l’utilizzo di quelle penalmente non rilevanti. Si tratta di procure che non credo abbiano fatto sconti a nessuno sul fronte della corruzione".

Renzi nel giorno del 25 aprile

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha rilasciato ieri a Repubblica un’intervista nella quale è tornato sulle dichiarazioni molto dure del neo presidente dell’Anm, Piercamillo Davigo, su politica e corruzione. Renzi ha cercato di stemperare i toni, dichiarando che

“I politici che rubano fanno schifo. E vanno trovati, giudicati e condannati. Questo è il compito dei magistrati, cui auguriamo rispettosamente di cuore buon lavoro.”

Il premier ha però precisato, all’indirizzo di Davigo:

“Dire che tutti sono colpevoli significa dire che nessuno è colpevole. Esattamente l’opposto di ciò che serve all’Italia".

Sempre ieri, intervistato in occasione della 71 esima ricorrenza della liberazione dal nazifascismo, il Presidente del Senato Pietro Grasso è tornato sui temi della giustizia, sottolineando:

“La dialettica tra politica e magistratura è sempre utile”.

Legnini a «In mezz’ora»

Al di là dei cortesi toni istituzionali, sono innegabili le tensioni che si sono improvvisamente acuite nelle ultime settimane.

A tal proposito, il vice presidente del Csm Legnini, ospite domenica scorsa nel programma “In mezz’ora”, ha dichiarato che:

“Gli attacchi alla magistratura a me non piacciono e non sono mai piaciuti. Le critiche sono legittime. La politica deve rispettare i magistrati e deve farlo di più. I toni eccessivi non aiutano alla ricerca del confronto. Credo che il rischio d’incendio possa avviarsi a soluzione”.