Prezzo oro impegnato nel primo vero rialzo post-Trump: è la volta buona?

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Prezzo oro impegnato nel primo vero rialzo post-Trump: è la volta buona?
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Il prezzo dell’oro pone delle premesse importanti per il primo vero recupero dopo il crollo che ha seguito le presidenziali americane: $1.200 primo target da mettersi alle spalle.

La quotazione dell’oro arriva oggi per la terza volta all’importante test di quota $1.180, primo step per credere ad una vera ripresa.

Il prolungato trend ribassista che ha seguito la vittoria di Trump alle presidenziali americane e si è alimentato con il rialzo dei tassi di interesse USA nel mese di dicembre ha causato un crollo nel prezzo dell’oro da quota $1.337 fino ai minimi a $1.122.

Tutti i beni rifugio hanno generalmente patito la cavalcata del dollaro e ora il mercato si trova in una fase di possibile inversione su molti fronti, con il cambio euro-dollaro chiara manifestazione di questa tendenza.

Per quanto molti credano che presto il trend del biglietto verde riprenderà il suo incedere, diventa sempre più sostenuto il partito di coloro che vedono nell’ormai prossimo insediamento di Trump la rivelazione delle prime verità.

Tante promesse da parte del neo-eletto alla Casa Bianca e da parte della Fed dovranno essere mantenute, altrimenti fin troppo facile sarà invertire tutta la strada percorsa negli ultimi due mesi e tornare a vedere un’impennata dell’oro.

Dopo aver visto che 2017 attende un’altra materia prima dalle grandi potenzialità, ovvero il rame, analizziamo ora questo momento delicato per il prezzo dell’oro.

Prezzo oro al test del 23.6 di Fibonacci: si può davvero credere in un rialzo?

Il prezzo dell’oro viene da due settimane consecutive di rialzo così come non faceva dallo scorso ottobre, avendo già recuperato quasi $60 dai minimi a $1.122 di metà dicembre.

L’intervento della Fed ha amplificato il trend già in atto sui mercati, con tutti i principali beni rifugio destinati a ridimensionare il loro ruolo e il loro peso tra gli investitori.

Le promesse fatte da Trump hanno stimolato le aspettative del mercato e, allo stesso tempo, hanno sollecitato la Fed ad anticipare la possibilità di altri tre rialzi dei tassi di interesse nel corso del 2017.

I trend di fine 2016 hanno scontato tutte queste informazioni e ora inizia il lungo periodo di test nei confronti delle suddette aspettative. Se i piani di spesa, di investimento e di tagli alla tassazione promossi da Trump o se l’atteggiamento della Fed dovessero ridimensionarsi nelle prossime settimane, tutto sarà pronto ad un sensibile ritracciamento.

Questo è il pericolo di un mercato che si muove (e tanto) di sole aspettative e l’oro, il primo e il principale dei beni rifugio, si trova su livelli di prezzo estremamente bassi se si guarda agli ultimi tre anni.

In particolare proprio negli ultimi giorni si sta creando un tentativo di inversione ben più credibile di quelli mancati da inizio novembre fino ad oggi, come osservabile dal seguente grafico giornaliero:

La trendline in verde congiunge i minimi della figura ciclica annuale che ha coperto i tredici mesi tra novembre 2015 e dicembre 2016, segnalando ancora la permanenza di un trend rialzista di lungo periodo.

Questo è destinato a rimanere vero solo nel caso in cui questo rialzo venga effettivamente ripreso e, affinché questo avvenga, è necessario superare il 23.6 di Fibonacci sul quale il prezzo dell’oro è fermo da tre giorni.

Con un suo eventuale superamento si potrebbe effettivamente guardare ad una prospettiva di ripresa, con i target successivi a quota $1.200, in rosso, e al 38.2 a $1.218, entrambe conferme della fine del periodo ribassista.

La quotazione mostra tuttavia fatica e l’RSI, che è stato a lungo nella zona di ipervenduto, sembra già prossimo a quella di ipercomprato, nonostante la strada relativamente breve percorsa al rialzo.

Possibile quindi un ulteriore periodo di incertezza nel recupero dell’oro, con il MACD che alimenta le speranze avvicinandosi ai valori positivi come non succedeva dallo scorso agosto.

Gli obiettivi da superare per un rialzo sono chiari e necessari, mentre un qualsiasi ribasso sarebbe una possibile premessa del ritorno verso i minimi appena abbandonati e quindi verso il test della trendline.

Gennaio è in ogni caso partito forte per la quotazione dell’oro e ha ancora il tempo per dimostrare se questa spinta sarà sufficiente a far tornare in auge il metallo prezioso.