Italia: la politica del dopo Berlusconi? Ce la racconta il Financial Times

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Scrive Ferdinando Giugliano sul Financial Times: l’Italia ha un problema politico più grande di Berlusconi. È ormai chiaro per tutti che è necessario un cambiamento, ma a quanto pare, i partiti hanno poco interesse nel far maturare i nuovi talenti.

Secondo l’editoriale del Financial Times, il momento in assoluto più surreale della vicenda giudiziaria di Berlusconi è stato il video-messaggio, rilasciato a poche ore di distanza dalla sentenza che vede Berlusconi condannato a quattro anni di carcere.

Nel video, Berlusconi parla di un rilancio del proprio partito, col vecchio nome di Forza Italia e promette di continuare a combattere per modernizzare questo paese. Un salto indietro di 20 anni, siamo nel 1994 e lo stesso uomo, elegantemente vestito, promette di rendere l’Italia «più giusta...più ricca...più moderna».

Scrive pungente l’autore dell’editoriale: «il fatto che egli [Berlusconi] ripeta le stesse promesse dopo due decenni, la dice lunga sull’efficienza dei quattro governi da lui presieduti».

Guelfi e Ghibellini

Ma c’è anche un altro aspetto, un parallelo molto interessante sottolineato da Giugliano. Proprio come accadeva nella Firenze medievale, dove Guelfi e Ghibellini si combattevano a vicenda. L’Italia continua ad essere spaccata dalla figura di Berlusconi. Da una parte c’è chi ritiene sia un buffone, bugiardo e criminale. Dall’altra è invece considerato la vittima di una giustizia politicizzata. «Gli Italiani sono intrappolati in un loop temporale dove si ripetono le stesse controversie» scrive poi il giornale.

Cosa succederà dopo?

È difficile prevedere quali saranno le prossime mosse di Berlusconi. Tuttavia, scrive il giornalista:

Minacciando di ritirare il supporto al Governo, Berlusconi ha cambiato rotta, ristabilendo la propria autorità. Tuttavia, il suo ruolo di figura centrale nella politica italiana potrebbe avere le ore contate. Non potrà presentarsi alle prossime elezioni per sei anni. Il senato voterà la sua espulsione e a 76 anni, il tempo non è più dalla sua parte.

La fine dell’era Berlusconi

Alla fine dell’era Berlusconi, il sistema della politica Italiana ha bisogno di un «big bang».

Che ci sia bisogno di un cambiamento è sotto gli occhi di tutti, ma è difficile immaginare da quale parte possa arrivare. D’altra parte, nota il giornalista, i grandi partiti hanno dimostrato scarso interesse nella formazione di nuovi talenti. L’esodo di massa dei giovani del nostro paese ha privato la politica di «sangue fresco». Al contrario, «i vecchi vizi, come il sistema politico clientelare ed il nepotismo, difficilmente scompariranno».

La politica italiana post-Berlusconi

Un partito moderno e liberista potrebbe nascere dalle polveri della politica berlusconiana, scrive il giornale inglese, ma si tratta di una «pia illusione».

La soluzione più probabile, invece, è di tipo dinastico. Scegliendo Marina Berlusconi, figlia più grande e a capo di Fininvest, Silvio risolverebbe due problemi contemporaneamente. L’impero mediatico tornerebbe alla direzione politica in stile anni ’90.

«La fusione tra media e politica sarebbe davvero utile alla famiglia Berlusconi. Molto meno lo sarebbe per l’Italia.»

A rigor di logica, l’input per il cambiamento dovrebbe provenire dalla sinistra, ma «una delle ragioni per le quali Berlusconi ha dominato la scena politica per così lungo tempo è che si è trovato ad affrontare una opposizione inefficiente e divisa. Che ancora oggi è così.»

Conclude poi l’editoriale del Financial Times parlando di Matteo Renzi che spera di diventare il Tony Blair dell’Italia e portare il paese a credere nuovamente alla sinistra.

«Ma la lezione di Blair è che i partiti vanno ribaltati dall’interno. E Renzi rischia di estinguersi insieme ai brontosauri della politica che intende sostituire.»

Qualcuno può forse essere contento dell’uscita di scena da parte di Berlusconi. Ma, conclude l’editoriale: «anche senza di lui, il futuro dell’Italia non sembra migliore.»

Dal Financial Times: The problem with Italian politics is bigger than Berlusconi