Investire nei mercati emergenti: rischi e opportunità. Guida per il 2017

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Investire nei mercati emergenti: rischi e opportunità. Guida per il 2017
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Investire nei mercati emergenti sembra essere sempre più una buona opportunità di guadagno. Vediamo con precisione quali sono questi mercati, i rischi e i vantaggi che offrono.

Quali sono i mercati emergenti? Offrono delle buone opportunità di guadagno? Domande che molti investitori ormai si pongono, dal momento che sempre più spesso gli investitori si pongono per entrare in questo nuovo modo di investire.

L’investimento nei mercati emergenti è stato uno dei migliori in assoluto nei primi dieci anni del nuovo millennio, grazie ad una crescita economica nettamente al di sopra di quella dei paesi sviluppati e al boom dei prezzi delle materie prime.

Negli ultimi anni, però, le cose sono radicalmente cambiate e la volatilità è tornata su livelli d’allerta. Il motivo? Le attese di una stretta monetaria negli Stati Uniti più forte del previsto e il costante calo delle quotazioni delle commodity.
Questo è solo uno dei motivi, ovviamente, ma i mercati emergenti sebbene non abbiano più la stessa spinta, sono comunque una buona opportunità.

La maggior parte dei money manager infatti non ha voltato le spalle a questi mercati, ma è comunque iniziata una fase di maggiore selettività attraverso la valutazione di una serie di variabili di natura economica, finanziaria e geopolitica.
Alcuni paesi hanno iniziato a soffrire molto, accusando pesanti svalutazioni monetarie e il crollo del valore delle borse locali.

Vediamo quindi quali sono i principali mercati emergenti e per quale ragione sono così interessanti agli occhi dei trader. Ecco alcune informazioni che potrebbero esservi utili e vi aiuteranno a capire meglio i mercati emergenti.

Mercati emergenti: cosa sono?

Prima di tutto cerchiamo di dare una definizione, di cosa intendiamo per mercati emergenti, dal momento che non a tutti è chiaro questo punto. Con il termine ci si riferisce a economie mondiali che non si sono ancora sviluppate e che quindi hanno grandi potenzialità di crescita.

Con il termine mercati emergenti si fa quindi riferimento a quei Paesi che hanno delle grandi possibilità di crescere nel breve periodo. Un esempio di ciò è l’India o il Brasile, dove l’economia si sta sviluppando al momento, dopo anni passati ad inseguire i paesi più sviluppati.

I fattori di crescita determinano quindi anche un momento florido per il mercato e un rafforzamento della valuta. Elementi che risultano interessanti agli occhi degli investitori e che non devono essere trascurati.

Mercati emergenti: quali sono?

Va da sé che i mercati emergenti sono considerati tutti quelli che hanno le caratteristiche sopra citate. Quindi luoghi come l’America Latina sono ovviamente annoverati tra questi, come anche l’India e le Filippine.
Purtroppo però non è possibile stilare una vera e propria lista dei Paesi che sono da considerare emergenti.

I fattori che influiscono sulla crescita di un Paese sono molti e avvenimenti interni possono anche portare ad una drastica caduta delle quotazioni e a seri rischi per il portafoglio.
Un esempio di ciò è la Turchia e la sua moneta, da tempo considerata come uno dei mercati emergenti su cui investire.

Il 19 dicembre 2016 un attentato all’ambasciatore russo, che ne ha comportato la morte, ha pesato molto sul mercato e la Lira turca in quel giorno è crollata a picco.

I mercati emergenti hanno infatti un alto tasso di rischio, dal momento che ogni minimo cambiamento comporta delle variazioni pesanti sul mercato. Quindi se si vuole investire in queste economie si deve avere molta cura di diversificare il proprio portafoglio e soprattutto non rischiare enormi capitale in uno stesso Paese.

Mercati emergenti: perché sono interessanti?

Bisogna tener conto che i fondamentali macroeconomici di numerosi paesi emergenti sono piuttosto solidi: il tasso di sviluppo economico è mediamente molto più alto di quello dei paesi occidentali, nonostante sia in decelerazione (in certi casi è in corso una recessione); le finanze pubbliche sono sotto controllo e non presentano particolari criticità, se non una eccessiva esposizione sul fronte dell’indebitamento privato (Cina docet).

Gli esperti ritengono che chi accetta di investire sui mercati emergenti in un’ottica di medio-lungo periodo, soprattutto quando le quotazioni diventano a buon mercato in una fase di debolezza, deve essere consapevole che la volatilità può essere elevata anche nei momenti di tranquillità, a causa dei bassi rating creditizi e delle svalutazioni valutarie.
Tuttavia questi mercati rappresentano pur sempre il 40% circa dell’economia mondiale, con il trend di crescita del pil destinato ad aumentare ancora da qui al 2020.

I money manager invitano chiaramente alla prudenza e ad investire su questa asset class solo una piccola porzione del proprio capitale, che non vada ad innalzare troppo il rischio complessivo di portafoglio. I gestori guardano sempre con grande interesse all’Asia, mentre sono concordi sul fatto che per un po’ di tempo sarà meglio evitare l’investimento su paesi come il Brasile, il Sudafrica e la Russia.

Piacciono anche Messico e India in un momento di crescita. Inoltre molti money manager sono pronti a investire nuovamente sulla Cina, che oggi ha un mercato azionario decisamente a buon mercato.