INPS, Boeri propone taglio vitalizi parlamentari ed ex dirigenti delle aziende pubbliche

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Il presidente INPS Tito Boeri ha proposto al Governo un taglio del 50% sui vitalizi dei parlamentari superiori a 80.000 euro all’anno. Ecco tutti i dettagli.

Dimezzare i vitalizi dei parlamentari superiori a 80.000 euro. E’ questa una delle più significative proposte avanzate al Governo dal presidente dell’INPS Tito Boeri.
Con il ricavato si potrebbero finanziare interventi a sostegno del reddito per i disoccupati e/o per i lavoratori che si trovano al di sotto di determinate soglie di reddito.

Ecco nel dettaglio la proposta di taglio del 50% ai vitalizi dei parlamentari avanzata dal presidente dell’INPS Tito Boeri.

INPS, Boeri propone taglio vitalizi parlamentari: sistema contributivo per tutti

La proposta del presidente dell’INPS Tito Boeri ha un alto significato simbolico.
Dimezzare i vitalizi dei parlamentari che percepiscono un assegno annuale superiore a 80.000 euro. Con il ricavato, secondo l’economista bocconiano, si potrebbero finanziare interventi a sostegno del reddito di disoccupati e lavoratori con redditi bassi.
Il principio alla base del ragionamento di Tito Boeri è banale: far percepire a tutti una pensione commisurata ai contributi effettivamente versati nel corso del proprio percorso lavorativo.
La categoria dei parlamentari della Repubblica italiana, non si sa per quale strano motivo, sfuggono al rispetto di questo elementare principio. Nella maggior parte dei casi, addirittura, gli ex parlamentari percepiscono assegni superiori a 3.000 euro pur non avendo superato 5 anni di attività (quindi con appena una legislatura ordinaria).

INPS, taglio vitalizi parlamentari: ecco i big della politica italiana con i maxi assegni

Ovviamente la proposta di Tito Boeri non fa felici gli ex parlamentari. Il limite degli 80.000 euro, pur essendo altissimo in valore sia assoluto che relativo, riguarda tantissimi ex parlamentari.
Ecco un elenco di grandi nomi della politica italiana che sarebbero interessati dal taglio del vitalizio e quanto percepiscono attualmente:

  • Massimo D’Alema, che dopo sette legislature a Montecitorio prende 5.674 euro netti al mese;
  • Gianfranco Fini, 6.029 euro mensili di vitalizio;
  • Fausto Bertinotti, comunista di ferro, a cui spettano 4.987 euro netti al mese;
  • Romano Prodi, 3.022 euro al mese;
  • Francesco Rutelli, 6.400 euro al mese;
  • Antonio Di Pietro 3.992 euro al mese;
  • Arnaldo Forlani, ex segretario DC e tra i simboli negativi di «Tangentopoli», con ben 6.062 euro al mese;
  • Oliviero Diliberto, altro comunista duro e puro, con 4.992 euro al mese;
  • Claudio Martelli, ex vice di Bettino Craxi con 4.992 euro al mese.

Curioso poi il caso degli ex parlamentari Paolo Cirino Pomicino (ex DC) e Gianni De Michelis (ex PSI) che continuano a percepire assegni mensili da circa 5.000 euro al mese nonostante abbiano subito una condanna passata in giudicato per tangenti.
In entrambi i casi, la nuova legge che vieta di percepire i vitalizi agli ex parlamentari condannati in via definitiva non si applica perché inferiore al limite fissato dal Parlamento.
Limite che, per esempio, non riguarda Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri che, avendo subito condanne superiori ai due anni, non riceveranno mai il vitalizio da ex parlamentari.

INPS, taglio vitalizi non riguarda solo i parlamentari

La proposta di «uguaglianza» avanzata dal presidente dell’INPS Tito Boeri non riguarda però solo gli ex parlamentari. Interessati sarebbero anche gli ex dirigenti di aziende pubbliche.
In generale, l’INPS sta cercando di eliminare le forti disuguaglianze emerse negli anni passati tra i «normali» cittadini e i privilegiati delle varie caste.
Da alcuni mesi, al fine di mettere in luce proprio le sperequazioni del sistema, l’INPS sta portando avanti la cosiddetta «operazione Porte Aperte», con una sezione del sito istituzionale dedicata proprio alle varie categorie di pensionati d’oro.