Cos’è il rapporto Debito/PIL, il termometro di ogni Paese

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Cos'è il rapporto Debito/PIL, il termometro di ogni Paese
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Debito/Pil: cosa è e perché è sempre più spesso utilizzato dagli economisti come «termometro» per valutare la salute dell’economia di un Paese. Ecco le risposte a tutte le vostre domande.

Il rapporto Debito/Pil è uno di quegli indicatori che sembra essere sempre nel mirino degli analisti e degli esperti. Non è chiara a tutti però la motivazione per cui il rapporto tra debito pubblico di uno Stato e il suo Prodotto Interno Lordo sia così importante.

È però sempre più frequentemente utilizzato come strumento per misurare lo “stato di salute” di un Paese, soprattutto da quando, in base al Patto di stabilità e crescita, gli Stati dell’Unione monetaria sono tenuti a mantenere tale rapporto entro il limite del 60%.

Ciò vuol dire che non si può sforare questo rapporto e che nel caso in cui non si rispettino gli accordi presi devono essere date delle motivazione e i bilanci dello Stato devono poi essere approvati.
L’indicatore debito/pil acquista infatti sempre più importanza dal momento che ci dice quanto il debito del Paese pesi sulle finanze dello stesso.

Esso misura quanto un Paese deve restituire ai suoi creditori, cioè a tutti coloro che hanno acquistato titoli di Stato.
Vediamo di seguito come funzione e per quale motivo è così importante per gli analisti e gli specialisti.

Debito/Pil: differenze con deficit/Pil

Occorre innanzitutto distinguerlo dal deficit pubblico che misura, invece, la differenza tra il gettito in entrata e le spese pubbliche sostenute e che, secondo i parametri Ue, deve rimanere al di sotto del 3% del PIL, anche se pochi sono i Paesi virtuosi in grado di rispettare tale limite.

Vi è, senza dubbio, una stretta correlazione tra i due indicatori: se vi è deficit pubblico significa che lo Stato ha speso più di quanto ha incassato e, per farlo, è stato necessario il ricorso al debito pubblico.
Ciò significa che il debito pubblico è aumentato dal momento che non sono stati emessi titoli obbligazioni o imposte tasse sufficienti per andare in paro.

Leggi anche: Il segreto per far scendere il rapporto debito/PIL

Bisogna però fare attenzione: il rapporto debito/PIL mette a confronto due grandezze diverse.

Il debito misura uno “stock”, una quantità calcolata in un preciso momento e che può, come spesso avviene, accumularsi nel tempo.

Il Pil, invece, misura una grandezza flusso e corrisponde al valore totale delle operazioni durante un intervallo di tempo preso come unità di misura.
Esso misura la produttività di un Paese: quantifica il valore dei beni e servizi prodotti in un determinato periodo.

Proprio per questo, mettere a confronto debito e Pil può portare ad analisi ambigue e inconcludenti, che non rappresentano in modo chiaro la reale situazione di un Paese.

Perché si sceglie allora di rapportare il debito pubblico al PIL?
La risposta è abbastanza semplice: poter misurare la possibilità che ha uno Stato di ripagare il proprio debito.

In sostanza per capire quanto è forte l’economia di un Paese, dal momento che nel caso in cui riesca a produrre un disavanzo, con quello si potrebbe riuscire a saldare parte del debito pubblico che ha la nazione.

Debito/PIl: è davvero così importante?

Gli economisti non sono, però, in grado di indicare precisamente al raggiungimento di quale soglia diventi concreto il rischio di una crisi finanziaria.

Questo perché assume un peso rilevante la cd. “illusione finanziaria”: se i sottoscrittori, soprattutto se stranieri, avvertono la sensazione che il debito possa sfuggire al controllo del governo, non saranno più disposti ad affidare i loro capitali a quello Stato, creando così improvvise crisi di sfiducia.
Un Governo attento deve sempre bilanciare, quindi, norme più rigide che diminuiscano l’ammontare del debito con norme che rilancino la produttività del paese e lo sviluppo economico.

Tutto ciò mette in luce il valore, spesso sottovalutato, della credibilità di un Paese nei confronti dei suoi partner economici e delle istituzioni europee ed internazionali.