Azioni Unicredit in rosso dopo assemblea: pesano bilancio 2016 e incognite sulla governance

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Azioni Unicredit in rosso dopo assemblea: pesano bilancio 2016 e incognite sulla governance

Le azioni Unicredit viaggiano in territorio negativo a Piazza Affari. Nella giornata di ieri l’assemblea degli azionisti ha approvato il bilancio. Al via la rivoluzione della governance. Montezemolo lascia.

L’assemblea di Unicredit ha approvato il bilancio 2016. Si è discusso, naturalmente, anche su questioni calde come l’aumento di capitale - portato di recente a 13 miliardi - i Non performing loans (NPL) e della parentesi poco felice di Alitalia, costata ad Unicredit la bellezza di 500 milioni di euro di perdite, come riportato dal direttore generale della Banca Gianni Franco Papa.

Le azioni Unicredit al momento viaggiano in territorio negativo (-1.51%). Sul titolo pesa senz’altro pesa la chiusura del bilancio con perdite nette nell’ordine di 11 miliardi.

Tuttavia, come hanno sostenuto i quadri del gruppo a margine dell’assemblea, Unicredit sconta come molti altri istituti la mole impietosa di NPL detenuti in pancia nonostante un piano di smaltimento inopinabilmente apprezzato dalle autorità di vigilanza nazionali e dalla BCE.

Per il Presidente Giuseppe Vita, infatti, “nonostante le azioni di contenimento già portate a termine negli ultimi anni, i crediti inesigibili sono un fardello che da tempo appesantisce i bilanci della banca”. Situazione che comunque non ha distolto l’Ad Mustier dal reclamare passi in avanti nello smaltimento degli NPL registrati nel corso del 2016 e nel primo trimestre 2017.

Uno dei Vice-Presidenti della società, Luca Cordero di Montezemolo, ha rassegnato le sue dimissioni dalla carica con effetto immediato “in coerenza con l’evoluzione della governance della banca”, come apparso in un comunicato apparso ieri. Unicredit, infatti, porterà le cariche di vice-presidenza da tre a una nei prossimi anni.

Era presente all’assemblea il 49,9% degli azionisti nonché l’azionista di maggioranza, il fondo arabo di Abu Dhabi, Aabar Luxembourg, il quale detiene il 5,03% delle azioni. Impossibile rendere noto l’identità dei restanti (detengono azioni inferiori al 5%). Oltre il 70% del pacchetto azionario di Unicredit è in mano a fondi e investitori stranieri.

Vita: Unicredit “vera public company internazionale” con aumento capitale

In una recente intervista rilasciata al Sole 24 Ore, il Presidente di Unicredit Giuseppe Vita ha affermato che la Banca ha tutte le carte in regola per assumere lo status di vera e propria public company internazionale, al pari di grandi istituti europei, lontani anni luce per capitalizzazione e accountability dalle secche del sistema bancario italiano, sferzato come pochi da una mole immensa di NPL.

Dopo l’aumento del capitale, portato a 13 miliardi, e il varo di un plan di smaltimento degli NPL molto apprezzato in sede UE (in quanto consiste, in buona sostanza, nella commercializzazione della sofferenze, da sempre linea prediletta delle Istituzioni UE).

Nel complesso, le novità che attendono Unicredit riguardano nella fattispecie la corporate governance: importanti provvedimenti saranno presi nei confronti della conformazione del board, che sarà ridotto da 17 a 15 membri, dopo che una prima riduzione aveva portato il tetto a 24. Anche la vice-presidenza sarà toccata; il nuovo disegno, infatti, prevede un solo vice-presidente.

Non è da escludere, inoltre, una riduzione dei mandati dei consiglieri, tema sui cui si discuterà certamente nei prossimi mesi.

Governance Unicredit: cosa cambia dopo l’assemblea?

In casa Unicredit si stanno vagliando le mosse future per rendere il gruppo all’avanguardia sul piano internazionale. Per ottemperare agli obiettivi individuati nelle scorse settimane dal Presidente Giuseppe Vita, il Cda della Banca, col benestare degli azionisti, ha in mente di ridurre il numero dei membri del board e, in caso, ridurre il mandato dei consiglieri. Ciò permetterà alla governance di avere un’agilità nelle decisioni finora compromessa dal contorto meccanismo di gestione tipicamente italiana.

Secondo quando emerso nella giornata di ieri, i provvedimenti che porteranno al ridimensionamento del board arriveranno nel 2018.

Intanto tiene banco la questione Montezemolo, il quale ha deciso di rassegnare le dimissioni pur mantenendo il proprio seggio nel board. Già qualche mese una decisione analoga fu presa da Fabrizio Palenzona.

Per quanto concerne gli NPL (in calo rispetto ai mesi scorso), l’Ad Mustier è stato chiaro:

“abbiamo scelto di intraprendere azioni radicali sui crediti incagliati con costi più alti nell’immediato futuro, ma che consentiranno alla banca di dedicarsi al 100% al proprio sviluppo.”

Naturalmente, immettere sul mercato le sofferenze rappresenta un ulteriore costo le banche alcune delle quali, come Intesa Sanpaolo, hanno maturato l’intenzione di mantenere in house gli NPL proprio per scongiurare l’eccessivo tasso di sconto derivante dalla loro commercializzazione.