Ape, novità pensioni: come restituire il prestito? Ecco quanto si perde con la pensione anticipata

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Ape, novità pensioni: come restituire il prestito? Ecco quanto si perde con la pensione anticipata
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Pensioni, novità Ape: quanto si perderà con l’anticipo pensionistico? Le previsioni in attesa del decreto in marzo per la restituzione del prestito ventennale.

Ape, novità Pensioni: quanto si perde con la pensione anticipata? Come funziona la restituzione del prestito ventennale?

L’anticipo pensionistico Ape è senza dubbio una delle novità pensioni più importanti della riforma poiché consente a molti lavoratori di accedere alla pensione anticipata con uno sconto fino a tre anni dal requisito standard di 66 anni, ma mentre le altre misure prevedono agevolazioni per le categorie più disagiate, l’Ape è per tutti e quindi prevede condizioni diverse.

Ape, requisiti: la base per richiedere l’Ape è basata esclusivamente su requisiti anagrafici e contributivi, ma vediamo come funziona e quanto costa l’Ape ai lavoratori che decidono di usufruirne. Per chi ancora non sapesse tutti i dettagli sull’Ape, l’anticipo pensionistico può essere volontario o nella sua versione Ape social, con diversi requisiti e criteri di pensione anticipata. La variante social non prevede restituzione del prestito ed è soltanto per quattro categorie di lavoratori: disabili, coloro che assistono parenti disabili, coloro che sono rimasti senza lavoro, e lavoratori addetti ad attività usuranti.

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L’Ape in forma volontaria ha invece una platea più estesa e consisterà in un prestito elargito da istituti bancari e assicurativi, con cui il lavoratore potrà cessare il lavoro fino a tre anni prima la data prevista. Quanto si perde con la restituzione del prestito? Se Ape consente da una parte di andare in pensione anticipata, dall’altra ha un costo per la restituzione del prestito che dura per molti anni.

Ape volontario e pensione anticipata: i lavoratori possono chiedere l’anticipo pensionistico da un minimo dell’85% dell’importo totale della pensione, fino al 95% per le uscite anticipate di un solo anno. Quindi l’Ape avrà un tetto diversificato in base all’anticipo richiesto, e toglierà la tredicesima mensilità a ogni anno di anticipo. I lavoratori che ne potranno usufruire sono interessati a sapere come funziona la restituzione del prestito poiché si tratta del nodo più discusso della riforma delle pensioni.

La legge di Bilancio 2017, nel pacchetto di riforme sulle pensioni ha anche incluso altre misure per la pensione anticipata come la Quota 41, la Quota 96, il cumulo gratuito e l’ottava salvaguardia. La riforma delle pensioni 2016 prevede misure anche per chi è già in pensione come l’aumento della Quattordicesima.

Ape: come restituire e quanto si perde con la restituzione del prestito? L’Ape volontario partirà dal 1° maggio 2017 e i dettagli ancora mancanti dovranno essere chiariti in un decreto atteso per marzo nelle tappe dei decreti attuativi da parte del Governo Gentiloni. Vediamo allora quanto si perderà con l’Ape e la restituzione del prestito, e come estinguere in anticipo il debito verso gli istituti bancari.

Pensioni, Ape: quanto si perde?

Della riforma delle pensioni 2016, l’Ape - anticipo pensionistico - è uno dei punti chiave. Sarà sperimentale e durerà due anni, sino al 2018 con possibilità di proroga, e sarà rivolto a tutti i lavoratori con almeno 63 anni (i nati fra il 1951 ed il 1954) ai quali non manchino più di 3 anni e 7 mesi per maturare la pensione di vecchiaia non inferiore a un certo limite. Vediamo nel dettaglio come funziona l’Ape e quanto si perderà con la restituzione del prestito.

I lavoratori idonei potranno accedere all’Ape su base volontaria ma la pensione anticipata avrà un costo. Infatti l’anticipo pensionistico sarà erogato dall’Inps tramite prestiti di banche ed assicurazioni, in attesa che il lavoratore raggiunga la pensione di vecchiaia. La somma anticipata dovrà essere restituita una volta conseguita la pensione, nell’arco di 20 anni con rate di ammortamento costanti, attraverso dei prelievi sull’assegno di circa il 5% dalla pensione annuale.

L’Ape coinvolgerà i lavoratori dipendenti anche pubblici, i lavoratori autonomi e parasubordinati che avranno 63 anni di età a partire dal 1° gennaio 2017, soltanto se prossimi alla pensione di vecchiaia entro i successivi 3 anni e 7 mesi.

Per accedere all’Ape, il lavoratore dovrà però maturare una pensione non inferiore ad un determinato valore che ancora non è stato fissato e quindi chi maturerà pensioni molto basse sarà probabilmente tagliato fuori dall’anticipo pensionistico.

Ape pensioni: come funziona il prestito?

La nota dolente dell’Ape è il rimborso del prestito che di fatto ridurrà la pensione sensibilmente. L’importo della decurtazione media per chi sceglie l’Ape dovrebbe oscillare intorno al 5,5% sul trattamento lordo per ogni anno di anticipo.

Meno del 7% annunciato da alcuni speculatori, ma comunque più del doppio rispetto al progetto Damiano sui pensionamenti flessibili.

L’Ape volontario con tetto proporzionale: la Camera ha reso ufficiale un punto importante del funzionamento dell’anticipo pensionistico Ape: oltre a contenere entro il 5% la penalizzazione annua sulla pensione per restituire il prestito, il Governo ha anche deciso di dare all’Ape un tetto proporzionale in base agli anni di anticipo richiesti. Si tratterà di importi massimali ma i lavoratori coinvolti potranno anche chiedere meno del massimo, per ridurre ancora di più il peso della restituzione.

Per i lavoratori che vorranno uscire con un solo anno di anticipo, sarà possibile avere al massimo il 95% del futuro assegno della pensione. Per i lavoratori che andranno in pensione con due anni di anticipo, il prestito non potrà andare oltre il 90%, e per quelli che usciranno con tre anni di anticipo, il prestito non potrà andare oltre all’85% dell’assegno.

L’obiettivo del Governo è quello di abbassare il più possibile l’onere della restituzione ventennale, e per fare questo i lavoratori interessati potranno anche unire l’Ape alla Rita, utilizzando il fondo pensione complementare per bilanciare il prestito bancario dell’Ape.

In poche parole, con tre anni di Ape, il lavoratore subirebbe un prelievo di circa il 15% sulla rata finale dell’assegno, e sulla rata di restituzione influirà pesantemente anche l’entità dell’anticipo richiesto dal lavoratore.

Discorso diverso per i lavoratori che usufruiranno dell’Ape Social: si tratta di un sistema per mandare in pensione i lavoratori più deboli tagliando le penalizzazioni all’1%, quindi con un tasso di restituzione del prestito molto più basso.

Pensioni, novità Ape: quanto costa?

L’Ape avrà un costo che riguarda la restituzione ventennale del prestito. Il rimborso del prestito, che di fatto ridurrà la pensione sensibilmente, dovrebbe oscillare intorno al 5% sul trattamento lordo per ogni anno di anticipo, con decurtazioni massime fino al 15-20% dell’assegno in corrispondenza del massimo anticipo richiesto dal lavoratore.

Come illustrato da Tommaso Nannicini, se un lavoratore con uno stipendio di 1.286 euro mensili va in pensione con tre anni di anticipo grazie all’Ape, potrebbe ricevere un assegno mensile dell’85% dello stipendio, quindi 1.093 euro al mese. Questo assegno verrebbe erogato per dodici mesi e non per tredici, dato che l’Ape esclude la tredicesima.

Si tratterà di una riscossione pari a più del doppio rispetto al progetto Damiano sui pensionamenti flessibili. In poche parole, con tre anni di Ape, il lavoratore subirebbe un prelievo di circa il 15% sulla rata finale dell’assegno, e sulla rata di restituzione influirà pesantemente anche l’entità dell’anticipo richiesto dal lavoratore.

Pensioni, Ape: estinzione anticipata del prestito?

Il decreto atteso per marzo dovrà chiarire anche la possibilità di estinguere anticipatamente il prestito Ape qualora il lavoratore raggiunga la pensione anticipata durante la percezione del prestito. Per esempio, se un lavoratore con 42 anni di contributi chiede l’Ape dal 1° maggio 2017 per 19 mesi sino al 31 dicembre 2018, data in cui sarebbero maturi i requisiti per il diritto alla pensione di vecchiaia, potrebbe continuare a lavorare mentre riceve già il prestito per raggiungere i 42 anni e 10 mesi di contributi.

Avendo maturato il diritto alla pensione anticipata prima di quello per la pensione di vecchiaia, il lavoratore potrebbe chiudere il prestito dopo 10 mesi e non dopo 19, in modo da ridurre il costo del rimborso una volta conseguita la pensione. Per ora questa casistica non è stata presa in considerazione dalla norma, ma il decreto attuativo di marzo potrà inserirla tra le misure per la pensione anticipata.