Ungheria: democrazia in pericolo. Europa resta in silenzio

di | 30 Dicembre 2011 - 16:42


UNGHERIA - Situato nel cuore di Europa danubiana, l’Ungheria è in procinto di passare a un regime autoritario. Mentre gli Stati Uniti si mostrano preoccupati, la comunità europea è sorprendentemente tranquilla e silenziosa.

Nell’arco di sedici mesi, l’Ungheria ha perso il suo carattere democratico. Salito al potere nel maggio 2010, il partito Fidesz della destra conservatrice del primo ministro Viktor Orban, ha bloccato le istituzioni per garantire la sua rielezione nel 2014.
Dopo la legge sui media, votata all’inizio dell’anno che limita la libertà di stampa, anche l’indipendenza della magistratura è messo in discussione. Trecento giudici, sospettati di esseri prossimi al precedente governo socialista, sono stati costretti a ritirarsi, mentre i poteri della Corte Suprema sono stati trasferiti al Parlamento controllato dal Fidesz.

Per paura di essere sopraffatto dal Jobbik, un partito di estrema destra, Viktor Orbán non fa nulla per distinguersi dalla retorica xenofoba e antisemita di questo partito. La scorsa settimana, György Dörner, vicino all’estrema destra è stato nominato alla testa del Teatro Nuovo (Új Színház) di Budapest.

L’Europa non sembra preoccupata del deteriorarsi della situazione politica in Ungheria e resta a guardare. E’ stata la politica economica ultra-nazionalista condotta dal governo ungherese a spingere l’UE ad uscire dal suo silenzio. Il 20 dicembre, il presidente della Commissione europea Jose Manuel Barroso ha inviato una lettera a Viktor Orbán, lamentandosi della sua politica economica e fiscale. Pochi giorni prima, una delegazione dell’ FMI presente a Budapest aveva interrotto la sua visita per criticare il tentativo di prendere il pieno controllo sulla banca centrale del paese.

Il Parlamento ungherese ha adottato Venerdì 30 dicembre, una normativa che accresce l’influenza del governo conservatore di Viktor Orban sulla Banca centrale europea (BCE). La legge è stata approvata con 293 voti favorevoli, quattro contrari e un astenuto, grazie alla maggioranza dei due terzi di cui dispone il partito Fidesz del primo ministro Viktor Orban.

La riforma della Banca Centrale (MNB), che dovrebbe essere indipendente dal potere politico, toglie al suo presidente la prerogativa di scegliere i suoi membri, che passano da 2 a 3, d’ora innanzi nominati dal capo del governo. Il terzo (nuovo) membro è stato qualificato come "commissario politico" da parte del Governatore della MNB, András Simor, che notoriamente non piace Viktor Orban a causa della sua politica monetaria (tassi di interesse elevati).

Il consiglio monetario della istituzione, che decide in merito alla politica dei tassi di interesse, passerà da 7 a 9 elementi. I suoi due membri supplementari esterni, come altri quattro, sono nominati dal Parlamento, dunque dal Fidesz. La riforma della MNB è simile a una "presa di potere totale" dell’istituzione da parte del governo conservatore di Viktor Orban, secondo Andras Simor.

Questo evento è l’ultimo di una lunga (la riforma dei media, della giustizia, della legge elettorale e una legge sulla "stabilità finanziaria"), serie che isola l’Ungheria in seno all’Europa e affossa, un po’ di più, la democrazia ungherese.

Guy Verhofstadt, ex primo ministro belga e presidente dei liberali al Parlamento europeo, considera la nuova Costituzione ungherese come il "cavallo di Troia di un sistema politico più autoritario basato sulla perpetuazione del potere di un partito".

La politica economica "non ortodossa" di Viktor Orban - imposte su banche, compagnie energetiche e di telecomunicazioni, la nazionalizzazione dei fondi pensione privati - ha fatto precipitare la moneta ungherese, il fiorino, che ha perso oltre il 20% rispetto all’euro negli ultimi tre mesi.

Nonostante le critiche, di cui l’ultima da parte del Segretario di Stato, Hillary Clinton, preoccupata per "la situazione della democrazia" in Ungheria, Viktor Orban va avanti, fingendo di ignorare le conseguenze delle sue azioni, sul suo paese e sul suo popolo. Venerdì, ha affermato senza mezzi termini: "Nessuno può intervenire nel processo legislativo in Ungheria".

Il Parlamento dovrebbe presto approvare una nuova legge sulle religioni che riduce a 14 - contro i circa 300 attuali - il numero delle comunità che beneficiano di sussidi pubblici, una legge che riduce al minimo i dibattiti in Parlamento e una legge sui "crimini comunisti".

Nel bel mezzo della crisi dell’euro, il caso ungherese è ben lungi dall’essere una priorità per l’Unione europea. Questa situazione politica è considerata temporanea, spiega il politologo Jean-Yves Camus. L’Europa considera che tale governo autoritario non sia che una parentesi nella storia ungherese.

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