USD: Tanti osservatori della FED hanno pensato finora che la componente dualistica dell’inflazione non contasse per la politica monetaria, ma il chairman Ben Bernanke ha messo in chiaro ieri che manterrà un equilibrio tra l’obiettivo inflazionistico e quello della disoccupazione. Ha sottolineato ancora una volta che il tasso rimarrà probabilmente invariato ai minimi livelli fino al 2014. Tuttavia, ha anche:
alleggerito le aspettative riguardanti ulteriori interventi di quantitative easing (QE3);
dichiarato che gli sviluppi sul mercato del lavoro sono stati sorprendentemente positivi dal suo punto di vista;
dichiarato che un caro prezzo del petrolio non ha solo un effetto sulla politica della FED dai rischi di crescita ma anche dai rischi inflazionistici.
Quindi il discorso di Bernanke è apparso più moderato di quanto ci si potesse aspettare. Il pericolo di QE3 è diminuito. E per me il QE3 era il rischio più importante per il biglietto verde. La reazione del mercato di ieri ha confermato quest’ultimo punto: durante il discorso del governatore l’eurusd è scivolato da 1,3447 fino a 1,3317. Durante le prime ore della mattinata, l’euro ha recuperato una ventina di pips quasi a sembrare che il mercato non voglia muoversi troppo velocemente: Bernanke non ha stravolto il suo approccio da dovish a hawkish overnight. Egli infatti mantiene la sua visione che l’economia americana debba crescere sopra al potenziale per poter ridurre il tasso di disoccupazione e ciò richiede una politica monetaria ultra espansiva. Ma attenzione poi ai rischio di inflazione, derivanti soprattutto dai rincari del greggio che mettono pressione al dollaro.
Ma il punto chiave che ancora una volta abbiamo imparato è il seguente: c’è una grossa differenza qualitativa tra la politica monetaria della FED e quella della BCE. La prima infatti è flessibile perché la FED può cambiare ed aggiustare la strategia in qualunque momento; la seconda invece no. Tempo fa, i banchieri dell’Eurotower sono stati spinti in una direzione dalla quale non riescono ad uscire: devono compensare gli squilibri dei capitali nei Paesi periferici con la fornitura di capitali direttamente dalla BCE. Quindi non sono l’espressione della loro personale politica monetaria e ciò significa che la BCE ha perso il controllo dell’inflazione (suo principale obiettivo). In altre parole, in caso di continui rincari del prezzo del petrolio, Bernanke può alleggerire gli effetti sull’economia e l’inflazione e quindi decidere se espandere l’offerta per supportare l’economia oppure ridurla (nel caso in cui voglia combattere l’inflazione); potrà magari fare degli errori ma la FED ha l’abilità di correggere gli errori cambiando la politica in qualsiasi momento. Il presidente della BCE Mario Draghi, invece, non ha alternativa che sperare che il corso del prezzo del greggio non peggiori: l’offerta di liquidità è fuori controllo della BCE. Dipenderà dalla domanda dei capitali dei Paesi periferici e quindi dal livello dei flussi di capitale che la BCE dovrà compensare. A proposito di BCE, ieri l’asta si è conclusa con un valore delle operazioni LTRO (operazione di rifinanziamento a lungo termine) pari a 529,5mld di euro, a cui hanno partecipato più di 800 banche europee. Il dato è abbastanza in linea con le attese. Sul mercato dei cambi, l’euro ha subito una forte vendita, come viene mostrato nel tondino del grafico qui sopra. Troviamo il prossimo supporto importante a 1.3270, tuttavia bisogna prima scendere sotto la soglia dell’1,33. I cambisti stanno pian piano realizzando la suddetta differenza qualitativa e quindi credo che la moneta unica sia destinata a rimanere sotto pressione per il resto della settimana.

ORO: Forte calo dell’oro a seguito delle parole di Ben Bernanke, chairman della Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti. Il metallo giallo arriva a perdere oltre $100 intraday, superando al ribasso l’importante soglia di $1.700 e toccando $1.688,40 (-5,6%), i minimi dal 25 gennaio. Al termine delle contrattazioni i sell si riducono e l’oro finisce a $1.711,30 (-4,3%). Febbraio si chiude così con -1,7%. Il prezzo rimane comunque in rialzo dall’inizio del 2012, del 9,5% circa. A scatenare i ribassi vi sono stati i commenti di Bernanke che sembrano aver eliminato la possibilità di un nuovo programma QE3 negli Stati Uniti a breve. Prossimi supporti a 1688 e 1681,15 mentre resistenza a 1738,20.





