Petrolio: l’embargo sull’Iran e le conseguenze

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Petrolio: l’embargo sull’Iran e le conseguenze sulle forniture all’Europa

Pubblicato il 10 02 2012 alle 10:24 da Milena Muscio

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Petrolio: l’embargo sull’Iran e le conseguenze sulle forniture all’Europa

L’unione Europea ha approvato l’embargo sul petrolio iraniano. Tale decisione, del tutto attesa, rientra nella manifesta contrarietà Europea al programma nucleare dell’Iran. Lo stop darà comunque tempo ai paesi che contano sul greggio iraniano di trovare alternative valide al suo approvvigionamento. Dopo tale annuncio, sei navi da guerra statunitensi, britanniche e francesi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz, lasciando il mercato nell’attesa di una risposta da Theran. Nei mesi precedenti, svariate volte, le autorità iraniane hanno minacciato di chiudere importanti stretti attraverso i quali viene trasportato il 20% del petrolio a livello globale.

I governi occidentali guidati da Stati Uniti e Gran Bretagna hanno affermato la loro posizione nel ribadire di poter far in modo da mantenere queste vie di passaggio aperte, facendo il necessario per assicurare una viabilità senza ostacoli per il greggio prodotto dai paesi del Golfo Persico. L’Europa importa circa 450,000 barili al giorno e i paesi chiave di questa importazione, come Italia, Grecia e Spagna ora dovranno rivolgersi altrove, con un’attenzione particolare alla Libia dove le esportazioni di petrolio sono aumentate costantemente dopo la guerra civile.

Funzionari Iraniani dovranno agire molto cautamente ora che le decisioni internazionali sono state rese note e essendo consapevoli che un blocco dello Stretto di Hormuz causerebbe una dannosa impennata dei prezzi con conseguenze negative sull’economia Iraniana ed un allontanamento del loro partner commerciale principale, la Cina.

Il prezzo del greggio di Brent Crude (petrolio estratto nel Mare del Nord) si aggira intorno a 111 dollari, al di sotto di 4 dollari rispetto al prezzo raggiunto all’inizio del mese a causa di fluttuazione varie. Tutto ciò a vantaggio degli speculatori che hanno continuato a ricavare utili sempre maggiore nel mercato soprattutto sullo sfondo di un rischio geopolitico imminente.

Nei giorni e nelle settimane a venire, tuttavia, il mercato dovrà aspettare con timore, la prossima mossa del’Iran. Nel caso peggiore, e cioè quello di un conflitto, il prezzo del greggio subirà una impennata aggiorandosi tra i 20 e 40 dollari al barile. Tale impennata del prezzo, se prolungata, causerà una recessione da record causando danni alla commercializzazione del petrolio aumentando il rischio di una ricaduta sul suo prezzo, rendendo vani gli sforzi di una ripresa economica globale e nessuno, l’Arabia Saudita compresa, vorrebbe arrivare a questo punto. Tale situazione e la previsione di un rischio geopolitico elevato, lascia il mercato globale nelle mani solo dei più coraggiosi.

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