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Per comprendere la situazione del mercato e capire qual è il momento migliore per acquistare o vendere, i traders si servono di diversi tipi di indicatori. Ad esempio, prendiamo in considerazione l’indicatore stocastico: questo tipo di indicatore è un oscillatore che serve a far capire quando il mercato si trova potenzialmente in fase di ipercomprato (e allora sarà il momento di vendere) o di ipervenduto (e allora sarà il momento di comprare). I valori che esprimono le due fasi e che misurano le 2 linee (simili a quelle del MACD) dell’indicatore stocastico sono espressi in numeri che vanno da 1 a 100. Se l’oscillatore si trova sopra gli 80 allora significa che siamo in fase di ipercomprato, se si trova sotto i 20 significherà invece che siamo in fase di ipervenduto.
Un altro tipo di oscillatore simile all’indicatore stocastico è il RSI (acronimo che sta per Relative Strength Index). Anche questo indicatore varia da 0 a 100 e se si trova sopra i 70 significherà che siamo in fase di ipercomprato, se si trova sotto i 30 significa che siamo in fase di ipervenduto. Questo indicatore è molto importante anche perché viene utilizzato per verificare la formazione di un trend: se si trova sopra i 50 allora significa che siamo in fase di uptrend, se si trova sotto i 50 significherà che siamo in fase di downtrend.
Un terzo tipo di oscillatore è l’ADX (Average Directional Index) e che serve per capire l’intensità di un trend. Se questo oscillatore si trova sopra i 50, significa che ci troviamo in una fase di forte trend, se invece risulta essere sotto i 20, significherà che ci troviamo davanti a un trend debole. Questo indicatore è molto utile dunque anche per capire se ci troviamo in una fase di mercato laterale o in una fase di trend.
Come abbiamo già affermato in più parti, l’utilizzo di uno solo di questi strumenti non dà nessuna certezza. I traders usano combinare più indicatori per verificare e confermare un effettivo momento del mercato. Generalmente la combinazione avviene tra almeno 3 trend: un sovraccarico di linee sul grafico equivarrebbe infatti solo a fare confusione e a non avere dati assolutamente non certi, né affatto probabili.
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