Irlanda: si avvicina il referendum sul Fiscal Compact, mentre aumenta la disoccupazione e l’emigrazione di massa.

di | 20 Aprile 2012 - 11:55

Peggiora progressivamente la situazione economica irlandese e montano le preoccupazioni per il referendum popolare sul fiscal compact previsto per il prossimo 31 maggio. Il tasso di disoccupazione è al 14,6%, più alto di quanto non fosse nel 2009, e il paese è indubbiamente scivolato nella recessione.
Il conteggio di coloro che, dopo aver contratto dei mutui, rimangono indietro con i pagamenti o non sono più in grado di pagare ha toccato un nuovo picco. Inoltre, si sta sviluppando quello che può considerarsi il più grande esodo di massa dal paese degli ultimi decenni. Si stima infatti che circa 76.400 persone abbiano già lasciato l’Irlanda nell’anno fiscale terminato nell’aprile 2011: un aumento del 16,9% rispetto all’anno precedente, secondo i dati rilasciati dall’Ufficio centrale di statistica.

L’ingresso nell’Unione Europea

E’ evidente, ormai, che la crisi che il paese sta vivendo è tra le peggiori mai affrontate nella storia del paese e che ci vorranno molti anni prima che l’economia e il mercato del lavoro ritornino ai livelli di prima.

Allo stesso tempo, è ormai più che evidente che l’ingresso nell’unione monetaria europea è una delle ragioni all’origine dell’attuale situazione economica irlandese. Proprio in quanto è legata all’euro, infatti, l’Irlanda non è riuscita a svalutare la propria moneta nel modo in cui avrebbe potuto prima di entrare nell’unione monetaria. Così il paese ha dovuto recuperare la sua competitività rispetto al resto del mondo in modo più doloroso: vale a dire abbassando i prezzi dei beni e del lavoro in termini reali. Per molti questo ha significato una minore retribuzione e il passaggio ad una fascia di reddito inferiore, dopo anni di aumenti salariali a seguito dell’adozione dell’euro da parte dell’Irlanda.

Nel 2010, a seguito della bolla immobiliare, il paese ha accettato un pacchetto di salvataggio di 67,5 miliardi di euro, promosso dal Fondo Monetario Internazionale e dall’Unione Europea.
Da allora, la disoccupazione è cresciuta. Circa il 60% delle persone senza lavoro, ovvero 182.100 irlandesi, sono stati classificati come disoccupati di lunga durata alla fine dello scorso anno, rispetto a circa la metà nel 2010 e a un terzo di questa cifra nel 2009. L’Irlanda ha registrato il secondo più alto livello di disoccupazione di lunga durata fra i trenta paesi esaminati dall’OCSE, classificandosi dopo la Slovacchia.

Il referendum popolare sul trattato di bilancio europeo

In un tale contesto, viene a presentarsi il referendum popolare sul fiscal compact, programmato dal governo irlandese per il 31 maggio prossimo. L’occasione si presenta ormai sempre più come un vero e proprio referendum sulla permanenza o meno del paese nell’Unione Europea.

Il primo ministro irlandese Enda Kenny ha promesso che la sua coalizione farà tutto il possibile per convincere gli elettori a promuovere il nuovo patto di bilancio dell’Unione europea, nonostante un sondaggio d’opinione pubblicato giovedì scorso ha rivelato che un gran numero di elettori irlandesi non ha ancora deciso come votare.

La coalizione di Kenny era inizialmente riluttante al lancio del referendum, perché temeva che gli elettori avrebbero utilizzato l’occasione per pronunciarsi contro il duro programma di austerità che il paese sta subendo come condizione per l’utilizzo del piano di salvataggio dell’Unione Europea e del Fondo Monetario Internazionale.

Ma la costituzione del paese richiede un referendum popolare prima di poter accettare il trattato il bilancio dell’Unione europea, che entrerà in vigore quando dodici dei diciassette paesi della zona euro lo avranno promosso approva, il che significa che potrebbe entrare in porto anche senza l’approvazione irlandese.

Un sondaggio di Ipsos MRBI per il quotidiano irlandese The Irish Times ha mostrato che gli elettori approveranno il fiscal comapact con una maggioranza del 58%, contro una percentuale del 42% di contrari.

La coalizione guidata da Kenny - che comprende il partito Fine Gael e il Labour Party - insieme al partito di opposizione Fianna Fáil, farà una campagna a favore del trattato europeo, ma Sinn Fein, l’Alleanza della Sinistra Unita e alcuni indipendenti si oppongono, invece, a ciò che hanno ribattezzato "il trattato di austerità".

In conclusione, ricordiamo che non è questa l’unica sfida elettorale che fa tenere il fiato sospeso sulle sorti dell’Europa. Tenendo da parte le elezioni regionali nei bund tedeschi, è ormai arrivata la data delle elezioni francesi, nella cui campagna il candidato François Hollande si è esplicitamente schierato contro la ricetta dell’austerità. Intanto, la prima settimana di maggio vedrà le elezioni anche in Grecia, dove la Troika (FMI, BCE e UE) teme maggiormente per il programma di austerità imposto al paese dopo la concessione degli aiuti internazionali.

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