USA: la recessione è tutt’altro che finita

di | 19 Gennaio 2012 - 17:46


Commento e analisi

Penso che Mr. Market si stia avvicinando a passare un brutto momento. Nonostante gli entusiasmi per i recenti numeri dell’economia, la recessione è ancora in pieno corso negli USA. Così l’indice S&P 500 e il Crude Oil, apparentemente fermi al punto di «risk on», sono quantomeno estesi.

1- La domanda di petrolio è caduta per la prima volta dopo la crisi finanziaria globale del periodo 2008- 2009, secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia.
2- Il Baltic Dry Index è alla frutta e dà solo un piccolo segno di vita nella discesa triennale.

LONDRA, 18 gennaio (Reuters) - L’indice baltico per lo scambio nel commercio marittimo .BADI, che traccia i tassi dei beni secchi commerciati via mare, è caduto mercoledì al picco più basso degli ultimi tre anni circa non appena hanno registrato alcuni problemi i commerci marittimi cinesi.

3- La Cina cambia rotta? Io penso di si. Investimento diretto estero è caduto per la seconda volta in un parapiglia. Le riserve estere cinesi avrebbero potuto salire. L’investimento sulle risorse fisse, ora pericolosamente malandato nelle statistiche in un mondo in cui la domanda va calando, potrebbe significare molto. La bolla del reale patrimonio di risorse sarebbe potuta già scoppiare.

4- L’eurozona è in recessione. La questione è: quanto peggiorerà la situazione prima che si inizi a vedere un miglioramento?

5- Gli Stati Uniti si dirigono anche per quest’anno verso la recessione, secondo l’Hoisington Investment Management. Un gruppo istituzionale composto da due team ha realizzato un’analisi dell’economia statunitense sul lungo periodo. Ecco i punti chiave della loro ultima missiva.

Nei paesi altamente indebitati (specialmente oltre il 90% del rapporto debito-Pil; gli Stati Uniti sono al 100%), i governi hanno preso risorse a larghe mani dal settore privato attraverso tasse e prestiti. Questa situazione ha sfibrato il settore privato nella creazione di impiego e produttività e di conseguenza per i cittadini che al settore privato sono legati.

Sarebbe stato difficile pensare una situazione più orrenda dal punto di vista dei parametri di politica fiscale per stimolare la crescita economica. Il reale acquisto di beni e servizi da parte del governo federale, l’8% del Pil, scenderà di circa l’1% se scende in campo la proiezione imparziale del Congressional Budget Office (CBO) per un deficit fiscle del 2012 di circa 1.3 miliardi di dollari. La spesa della difesa crescerà rispetto al declino delle spese federali, ma il resto della spesa sarà, al meglio, scarso. A dispetto del record di deficit a partire dal trimestre primaverile del 2009, gli acquisti federali di beni e servizi si sono alzati all’anemico tasso annuale dell’1,5%, il che testimonia che solo una piccola parte delle spese è stata destinata a progetti infrastrutturali. Lo scarso tasso di crescita economica suggerisce un outlay multiplier negativo.

Contrariamente alla credenza diffusa, i grandi deficit degli ultimi anni ridurranno in realtà la crescita economica nel 2012 attraverso un sottile ma credibile canale consistente nella preponderanza della ricerca economica.

Gli acquisti statali e locali di beni e servizi(10.9% del Pil reale) sono caduti al tasso annuale del 2.1% dalla metà del 2009 e rischiano di scendere ulteriormente.

I round di discesa quantitativa hanno alzato l’inflazione, ma il ritmo della crescita economica non vi si è adeguato così che la qualità di vita dei cittadini statunitensi è calata. Durante il QE2 ci sono stati incrementi transitori nel prezzo di capitale e merce, ma la ricchezza reale del consumatore è scesa.

L’interconnessione della attività globale servirà a destabilizzare ulteriormente il sistema finanziario globale nel 2012.Sebbene il debito del governo federale in rapporto al Pil sta superando il 100%, se l’indebitamento privato è incluso il nostro debito in rapporto al Pil supererà il 350%. Lo stesso calcolo rivela una proporzione del debito del 490% in Giappone, del 443% nell’eurozona e del 459% nel Regno Unito.

Sfortunatamente il feedback negativo di una recessione globale non solo indebolirà le esportazioni USA, ma determinerà anche una più ripida discesa oltremare.

Ci aspettiamo che le spese dei consumatori scenderannoin risposta al trend esistente di un introito reale negativo.

Le imprese guardano al 2012, e in alcuni casi anche oltre,e gettano quelle spese nel 2011. Questo provoca un ciclo articiale di boom e depressione che sarà evidente nel 2012.

L’introito medio reale era di 51,800 dollari nel 2007, ma per la prima volta è declinato in questa ripresa e ora è a un punto stimato di 49,400 dollari, vale a dire di 6,9 punti percentuali in meno rispetto all’ultima rilevazione.

I trader a breve termine di beni a rischio stanno unendosi alla partita. Gli analisiti di acquisti e proprietà sono di nuovo eccitati, dal momento che hanno fiduciosamente passato il livello CNBC. Gli spiriti degli animali si stanno risvegliando. Dovremmo essere molto vicini al tempo di Willy Coyote.

Tradotto da Raffaele Guerra per Forexinfo.it - Fonte: Currency Currents

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