Francia: il prossimo pericolo per l’euro?

di | 19 Novembre 2012 - 16:04


Secondo un articolo pubblicato dall’Economist qualche giorno fa, il prossimo pericolo per la moneta unica europea potrebbe arrivare dalla Francia. Fino a questo momento la pressione per l’introduzione di riforme e tagli al bilancio è stata più forte soprattutto in Grecia, Spagna, Italia e Portogallo, dove si sono verificati numerosi scioperi di massa e scontri con la polizia nelle scorse settimane, ma ora incombe un problema ancora più grande che potrebbe sovrastare quelli suddetti e questo problema appunto proviene dalla Francia. L’Economist ci spiega il perché.

L’avvento dell’euro

Il presidente François Mitterrand sperava che la moneta unica avrebbe rafforzato l’influenza francese nell’Unione Europea che altrimenti sarebbe caduta sotto l’influenza di una Germania unificata. Fino ad ora la Francia ha guadagnato molto dall’euro: ha ottenuto prestiti a basso tasso d’interesse e non è stata coinvolta nei problemi del Mediterraneo. Tuttavia già da prima di Maggio, quando è stato eletto il nuovo e attuale presidente François Hollande, il primo presidente Socialista dai tempi di Mitterrand, la Francia aveva iniziato a cedere la leadership nella crisi dell’euro alla Germania. E ora la sua economia appare sempre più vulnerabile.

I punti deboli della Francia

Nonostante i vari punti di forza che la Francia ancora possiede, la crisi dell’euro ha iniziato a mettere a nudo le sue maggiori debolezze, fra cui:

- per anni ha perso competitività nei confronti della Germania e la tendenza si è intensificata quando la Germania ha iniziato a tagliare i costi e ad introdurre grandi riforme;
- senza la possibilità di una svalutazione monetaria, la Francia ha fatto ricorso alla spesa pubblica e al debito,
- a causa dell’incapacità di chiudere un solo bilancio in pareggio dal 1981, il debito pubblico è passato dal 22% del Pil di allora all’80% oggi,
- difficile situazione lavorativa: le imprese francesi sono infatti gravate da una regolamentazione del lavoro eccessivamente rigida, tasse troppo alte e dagli oneri sociali più pesanti di tutta l’eurozona sulle buste paga,
- l’economia è stagnante, potrebbe cadere in recessione durante questo trimestre e crescerà appena il prossimo anno,
- oltre il 10% della forza lavoro e oltre il 25% dei giovani si trova attualmente senza lavoro,
- il disavanzo esterno delle partite correnti è passato da un piccolo surplus nel 1999 ad uno dei più grandi disavanzi dell’eurozona.

La bomba ad orologeria del cuore dell’Europa

Anche se il presidente Hollande nelle ultime settimane ha promesso che attuerà significativi cambiamenti nel suo paese, fra cui la creazione di un mercato del lavoro più flessibile, la riduzione del peso degli oneri sociali per le imprese e una promessa di «fare meglio spendendo di meno», perché le imprese dovrebbero credergli quando ha già messo in atto una serie di misure «di sinistra» come un’aliquota del 75% sui redditi più alti, un aumento delle tasse per le società, le plusvalenze e i dividendi, un salario minimo più alto e una parziale riduzione di un aumento precedentemente accettato dell’età pensionabile? Non c’è da stupirsi quindi se così tanti imprenditori francesi stanno valutando la possibilità di abbandonare il paese. Inoltre durante la campagna elettorale, il Sign. Hollande ha a malapena menzionato il bisogno di riforme «business-friendly», concentrandosi invece su come concludere l’austerità.

Mentre la maggior parte dei paesi sta discutendo riguardo quanta sovranità dovranno essere disposti a cedere, la Francia sta decisamente evitando qualsiasi dibattito sul futuro dell’euro.

A meno che il presidente Hollande non dimostri di essere seriamente impegnato a voler cambiare il percorso del suo paese, la Francia perderà la fiducia degli investitori e della Germania. Il sentiment nei mercati può cambiare molto rapidamente e la crisi potrebbe già essere dietro l’angolo; Hollande non ha molto tempo per disinnescare la bomba ad orologeria che si trova nel cuore dell’Europa.

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