Un QE3? Forse. Queste le tre (fondamentali) ragioni per cui un terzo giro di allentamento quantitativo da parte della (...) CONTINUA A LEGGERE...
Il Presidente della Federal Reserve (FED) Ben S. Bernanke lascia la porta aperta all’acqusito di nuovi bond .Bernanke e (...) CONTINUA A LEGGERE...
FED, BERNANKE. Come previsto, Big Ben e i suoi uomini hanno deciso di non apportare alcuna modifica alla politica monetaria, durante la dichiarazione del FOMC di questa settimana.
L ’"operazione twist", il cui obiettivo è estendere la scadenza del portafoglio obbligazionario dello Stato, rimane in vigore. La Fed venderà titoli di Stato a breve termine (meno di 3 anni) di cui è titolare, per acquistarne a più lungo termine (tra 6 e 30 anni), per un totale di 400 miliardi dollari di debito pubblico. Nessun cambiamento nemmeno per la politica di reinvestimento sul versante dei MBS (Mortgage Backed Securities, debiti ipotecari strutturati garantiti dalle famose agenzie Freddie Mac e Fannie Mae).
In virtù del suo doppio mandato (stabilità dei prezzi e massima occupazione), la Fed ritiene che una politica monetaria molto accomodante sia ancora giustificata. Il tasso di disoccupazione dovrebbe diminuire solo lentamente e l’inflazione non è un problema. Per la Fed, l’attuale aumento, a oltre il 3%, è temporaneo, perché principalmente legato alle materie prime. Tanto più che le aspettative di inflazione restano in linea con l’obiettivo (vicino al 2% nel medio termine). Il comunicato sottolinea che il tasso Fed Funds rimarrà invariato almeno fino a metà del 2013 (fascia 0% / 0,25%). Charles Evans è l’unico membro dissenziente in seno al Comitato monetario: da novembre egli sottolinea la necessità di adottare una politica ancora più flessibile. Dall’introduzione dell’operazione twist, i tassi a 10 anni oscillano intorno al 2,1%. Allo stesso modo, il tasso a 30 anni è pari a circa il 3,1%.
Nel complesso, Ben Bernanke è sembrato abbastanza ottimista. Non solo perché ieri era il suo compleanno!Probabilmente anche la serie di reports positivi visti ultimamente, gli ha fornito qualche motivo per essere felice. Dall’ultima dichiarazione del FOMC di novembre, si è assistito ad una espansione dell’attività manifatturiera: l’indice ISM manifatturiero di novembre si è attestato a 52,7 dopo il 50,8 registrato nel mese di ottobre. Oltre a questo, la Conference Board ha anche riferito che la fiducia dei consumatori è salita alle stelle a novembre, toccando il massimo dal mese di luglio: l’indice è passato a 56,0 dal 38,9 di ottobre.
E così, non è stata una gran sorpresa sentire il festeggiato dire che "l’economia si sta espandendo moderatamente" in presenza di segnali di rallentamento della crescita nell’economia globale, che sembra un evidente riferimento alla crisi del debito in Europa. La Fed ha riconosciuto che le condizioni del mercato del lavoro sono migliorate. Tuttavia, i funzionari ancora ritengono che il tasso di disoccupazione "resta elevato" nonostante sia passato dal 9,0% di ottobre al livello più basso dal marzo 2009, ovvero all’ 8,6% nel mese di novembre.
Secondo molti analisti, l’ottimismo della Fed potrebbe essere letto come un segno che la banca centrale degli Stati Uniti non è ancora pronta a lanciare un QE3. Nei prossimi mesi, però, si potrebbe assistere ad un rinnovamento nella strategia di comunicazione della Fed. Per quanto riguarda ulteriori stimoli, Big Ben e i suoi amici attenderanno con ansia gli sviluppi nella zona euro e i cambiamenti nelle prospettive degli Stati Uniti, prima di premere il grilletto sul QE3. A meno che non vi saranno eventuali sviluppi positivi nella crisi del debito in Europa, l’ottimismo della dichiarazione del FOMC potrebbe fornire ulteriore incentivo alla corsa degli investitori verso il dollaro, in virtù della sua reputazione di rifugio sicuro.
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