Buon compleanno crisi dell’Euro!
Sono passati 5 lunghi anni dall’inizio della crisi finanziaria mondiale, molte cose sono state dette, altre (meno) fatte. Sembra di vivere una storia ciclica che si ripete, in forme diverse magari, ma si direbbe che nella sostanza nulla sia veramente cambiato.
2007
E’ il 9 agosto 2007, la Banca Centrale Europea inietta nel sistema 95 miliardi di euro, per fronteggiare i disastri causati dall’implosione dei bond "subprime" (bond garantiti da muti ad alto rischio) estesa alle banche (si veda il crack Lehman).
La crisi finanziaria colpisce lo zoccolo duro del sistema economico mondiale, dando il via ad una spirale di eventi che, ancora oggi, fanno tremare l’assetto dell’economia globale.
2008
E’ il 2008, per aiutare il rilancio dell’economia i leader dell’Eurozona accordano un piano di stimoli per 200 miliardi di euro.
2009
2009. E’ Aprile e l’UE ordina a Francia, Spagna, Irlanda e Grecia di ridurre il deficit di bilancio. A novembre il debito della Grecia raggiunge i 300 miliardi di euro, ma Papandeou (all’epoca Primo Ministro) rifiuta l’idea della possibilità di default del paese.
2010
Arriva il 2010 e l’Europa condanna le irregolarità di bilancio della Grecia e costringe il paese ad adottare severe misure di austerity. Intanto, aumenta la preoccupazione per i paesi più indebitati d’Europa: Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna.
Il 2 maggio dello stesso anno FMI ed EU accordano il primo bailout per la Grecia: 110 miliardi di euro e sei mesi dopo accordano il salvataggio all’Irlanda per 85 miliardi di Euro.
2011
Ecco il 2011, il diciassettesimo dell’Eurozona si aggiunge, arriva l’Estonia e viene istituito il Meccanismo di Stabilità Europea (ESM) che disporrà di 500 miliardi di euro.
A maggio, il FMI concede l’aiuto al Portogallo, via altri 78 miliardi. Durante il mese di giugno la Grecia raggiunge i target richiesti dalla voce internazionale, intanto si comincia a vociferare riguardo alla possibilità di un Grexit e delle se conseguenze, ma lo stesso anno viene concesso una seconda tranche di aiuti al paese ellenico per impedire che la crisi della Grecia si propaghi lungo le altre economie dell’Europa.
Jose Manuel Barroso, ad agosto avvisa delle pericolose condizioni di indebitamento delle zone periferiche dell’Eurozona: i tassi di interesse sui titoli italiani e spagnoli impennano -mentre quelli della Germania si abbassano- segnando l’inizio delle "pene da spread".
Per tutta risposta, la BCE annuncia l’intenzione di intervenire sul mercato delle obbligazioni per comprare i titoli dei paesi indebitati ed evitare il tracollo di Italia e Spagna.
Intanto, si susseguono fasi di trattative, incontri e scontri tra i leader dell’Eurozona.
2012
Ma arriva il 2012 e Standard & Poor’s annuncia il downgrade di nove paesi dell’Eurozona, sottolineando il fallimento dei leader politici nel fronteggiare la crisi.
Poco prima delle elezioni, al parlamento greco passa un nuovo giro di austerity, necessario per ulteriori aiuti internazionali.
A febbraio, la Commissione Europea prevede una contrazione dell’economia dello 0.3% per il 2012: è recessione nera.
Tutti i settori dell’economia a cominciare dalle vendite al dettaglio, passando per il mercato del lavoro e la produzione industriale rivelano dati e previsioni sempre più preoccupanti. Nel frattempo, aumentano le fazioni anti euro e le speculazioni riguardo al possibile fallimento dei paesi indebitati.
Viene concesso il secondo bailout alla Grecia e pochi mesi dopo, l’allarme dalla Spagna: Bankia rischia il fallimento e ha bisogno di aiuti internazionali che arrivano a giugno nella forma di 100 miliardi di euro, ma poco dopo i tassi di interesse salgono alle stelle, oltre il 7% -mai visti tassi così alti dall’adozione della moneta unica.
Proseguono le trattative e gli scontri istituzionali. Mario Draghi interviene da calmiere sui mercati che nel frattempo sembrano non riuscire a trovare la stabilità. L’euforia e l’ottimismo a seguito dell’annuncio di interventi immediati si spengono presto, quando gli interventi non arrivano. L’Eurozona è lenta e, talvolta, contraddittoria.
Nessuno ha più voglia di sentirsi dire che "tutto va bene", quando tutto va male e, non a caso, si diffonde un irregolare movimento di pensiero anti-euro o euro-scettico, in molti cominciano a pensare che, dopotutto, visto che l’Euro "non funziona" l’idea di abbandonarlo potrebbe essere dolorosa o sbagliata, ma per lasciarsi alle spalle la crisi, ci vuole almeno un’idea.




