Traduciamo un pezzo dal Wall Street Journal, un’analisi dei resoconti del summit che ci fornisce una visuale diversa da quella fornita dai documenti ufficiali. La mancanza di specificità che emerge dal rapporto pubblicato dal Consiglio Europeo può essere un ottimo spunto di riflessione sui temi economici e politici di questo momento.
Il report del summit rivela incertezza ed indecisione
Per gli standard delle persone comuni, il resoconto sul futuro dell’euro stabilito ieri sera è troppo vago. Per gli standard di Bruxelles, è un documento che porta ad un maggiore chiarimento riguardo alle faglie che separano i protagonisti principali dell’eurocrisi.
I portavoce dell’Unione Europea descrivono questi punti come qualcosa che, fino a pochi anni fa, sarebbe stato impensabile. Per la prima volta, dicono, i leader europei si sono affrontati su una questione a loro assai cara: quanto potere sovranazionale cedere per fare un passo in avanti verso una Unione Europea concretamente più stretta. Si prospetta, così, un framework a lungo termine nel settore bancario, che permetterà agli stati membri di dividersi le pene fiscali.
Tuttavia, quando durante la settimana hanno annunciato che non avrebbero prodotto un piano strategico preciso, i leader europei non stavano affatto scherzando.
"Vorremmo" e "potremmo" sono le parole più usate del report.
Tale osservazione linguistica sottolinea come gli autori avessero inizialmente posizioni tra loro molto distati e come, su molti aspetti, non abbiano trovato punti di accordo.
Cosa manca e cosa, invece, dovrebbe esserci
Ad esempio, non c’è alcuna menzione riguardo alla sequenza con cui questi accordi daranno vita alle "colonne portanti" per una più stretta Unione economica e politica. E manca anche il riferimento a quale sarà l’istituzione a detenere il potere che ogni singola nazione cederà all’Unione.
Uno dei problemi più grandi da affrontare per l’unione bancaria è che i capitali e le banche si muovono liberamente tra i 27 paesi membri, mentre soltanto 17 stati condividono la moneta unica, e la crisi. Il rapporto sottolinea come sia indispensabile proteggere il "mercato unico" dell’UE, ma allo stesso tempo riconosce che l’integrazione è l’elemento mancante, ma necessario, per la salvaguardia della zona euro.
L’Unione Europea istituirà un organo di supervisione al sistema bancario, tuttavia rimane oscuro Chi sarà a rappresentarlo. Sebbene la BCE si proponga per l’incarico, la Germania sembra restia e il rapporto parla di un ulteriore esame sulla questione.
Come fare? Tutto ancora da stabilire
Anche se l’istituzione di questo organo di vigilanza viene vista in realtà come l’occasione per dividersi tra più stati i rischi dei fallimenti bancari, non sappiamo ancora esattamente cosa farà e come funzionerà, perché sul report non c’è neanche questo.
Il rapporto non parla né dei fondi di risoluzione, né dei depositi assicurativi. E, mentre l’unione bancaria incontra numerosi ostacoli, l’unione fiscale -che comporterebbe la condivisione dei debiti e un controllo sulle spese- apre un vero e proprio ginepraio.
In Germania, il dialogo riguardo agli Eurobond è diventato ostile e tossico al punto che sul report non ne viene fatto in nessun modo cenno, mente molta enfasi è data al controllo delle spese che sarebbe necessario in caso di condivisione del debito.
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Dunque, questo incontro è davvero così risolutivo come sostengono? O, come in parte ci aspettavamo, è soltanto un "momento enfatico" che si trasformerà nel giro di poche ore in un altro passaggio superfluo?




