Le borse europee stanno per chiudere la seduta in territorio negativo (bene però la borsa di Atene a +2,7%), complice le (...) CONTINUA A LEGGERE...
Ieri le borse europee hanno mostrato ancora una volta un andamento molto positivo (Milano +2,45%), spinte in particolare (...) CONTINUA A LEGGERE...
CRISI. In un articolo apparso su Le Monde, l’ex primo ministro francese Michel Rocard e l’economista Pierre Larrouturou criticano aspramente il divario tra i tassi d’interesse dei prestiti concessi alle banche, che si sono finanziate per tre anni a tassi estremamente bassi, e quelli accordati agli Stati, costretti a finanziarsi a tassi proibitivi.
Bloomberg ha recentemente rivelato che la FED, la Banca centrale degli Stati Uniti, ha prestato alle banche in difficoltà i 1200 miliardi dollari al tasso incredibilmente basso dello 0,01%. Ma, contestualmente, queste banche, così come tutti gli investitori sui mercati, prestavano agli Stati a tassi molto più alti. Percentuali che potevano oscillare dal 6% a quasi il 9%, ovvero "600 volte di più rispetto al livello delle banche”, come sottolineano i due autori francesi, un livello ovviamente impossibile da sostenere nel lungo periodo. Una delle principali vittime, l’Italia, ha così visto il livello dei tassi di interesse a dieci anni schizzare oltre il 7% nel mese di novembre.
Come diretta conseguenza, gli Stati devono imporre cure di austerità draconiane per ripristinare la fiducia dei mercati e ridurre il livello di questi tassi. "...I governi sono costretti a bloccare le pensioni, gli assegni familiari o gli stipendi dei dipendenti pubblici e a tagliare gli investimenti, cosa che accresce la disoccupazione e fa precipitare in una recessione molto grave", spiegano Michel Rocard e Pierre Larrouturou.
I due autori non mettono in dubbio la dottrina di Angela Merkel che vuole scoraggiare la "fuga in avanti" dell’indebitamento e imporre agli Stati una sorta di bonifica dei propri conti pubblici. Ma secondo loro il nocciolo della questione è che i paesi europei non si indebitano per far fronte a spese future, quanto, piuttosto, per pagare i debiti del passato.
Per questo avanzano una teoria. La soluzione della crisi del debito in Europa è interamente nelle mani della BCE, spiegano nell’articolo pubblicato da Le Monde e dal titolo è suggestivo ed eloquente: "Perché gli Stati devono pagare 600 volte più delle banche?
Far pagare tassi d’interesse enormi per i debiti accumulati cinque o dieci anni fa, scrivono Rocard e Larrouturou, non contribuisce a responsabilizzare i governi ma a strangolare le nostre economie, ma ad esclusivo beneficio di alcune banche private: con il pretesto che esiste un rischio, prestano a tassi molto alti, sapendo che, in realtà, non c’è alcun rischio reale, perché il Fondo europeo di stabilità finanziaria (EFSF) esiste per garantire la solvibilità degli Stati indebitati ..
Il "vecchio debito" degli Stati dovrebbe essere rifinanziato a tassi vicini allo 0% dalle banche centrali, sullo stesso modello delle banche private. Secondo Michel Rocard e Pierre Larrouturou, non ci sarebbe nemmeno bisogno di modificare lo statuto della Banca centrale europea (BCE) per lanciare tale politica. La BCE non ha facoltà di prestare direttamente agli stati membri, ma l’articolo 21.3 le consente di prestare agli enti pubblici finanziari (es. Casse depositi) e alle organizzazioni internazionali come la Banca europea per gli investimenti (BEI). le quali possono prestare allo 0,02% agli Stati che si indebitano per pagare i vecchi debiti. Equivalente a monetizzare il debito sovrano.
“Se ci atteniamo ai trattati, nulla vieta alla BCE di agire con forza per far scendere il prezzo del debito. Non solo nulla vieta di agire, ma tutto esorta a farlo. Se la BCE è fedele ai trattati, deve fare tutto il possibile per ridurre il prezzo del debito pubblico”.
Una soluzione interessante, ma molto controversa. Certamente potrebbe (e anche rapidamente) rispondere alle preoccupazioni dei mercati, poiché potrebbe essere adottata "già a gennaio". E consentirebbe inoltre, secondo gli autori, di inviare un messaggio chiaro agli europei: "L’Europa non è nelle mani delle lobby finanziarie. E’ al servizio dei cittadini".
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