Le valutazioni di queste agenzie sono molto importanti perché vengono seguite con grande attenzione dai grandi investitori istituzionali (hedge funds, banche d’affari, fondi pensione) come se fossero un benchmark di riferimento per le strategie di allocazione di security all’interno dei loro portafogli. Quando avviene la revisione di un rating, la successiva riallocazione nei portafogli dei grandi investitori può provocare grossi scossoni anche su un mercato con poca profondità come il Forex, dove gli scambi giornalieri possono variare tra i 2mila e i 4mila miliardi di dollari. Questo avviene perché il mercato dei cambi rappresenta lo specchio su cui si riflettono tutte le altre vicende dei mercati finanziari (dall’azionario all’obbligazionario). Se i fondi di investimento (forse i veri “killer” dell’economia globalizzata, ndr) iniziano a scaricare migliaia di miliardi di titoli in euro, la speculazione può abbattersi in modo più o meno violento direttamente sul mercato cash della valuta unica europea provocando un forte deprezzamento.
Partendo da questi presupposti possiamo comprendere la straordinaria volatilità che si è venuta a creare a seguito della crisi del debito sovrano greco, che ha dato inizio a una serie di revisioni al ribasso del rating su altri Paesi europei, modifiche sull’outlook economico di medio-lungo periodo e warning generalizzati sui sistemi finanziari di numerosi Paesi. La successiva speculazione che va ad abbattersi sulla valuta di un’area economica in difficoltà può provocare seri danni non solo all’identità della valuta stessa ma anche alla stabilità di un’intera area valutaria con gravi ripercussioni anche da un punto di vista sociale, a seguito di severi piani di rientro dal debito pubblico varati dai governi. Per capire come può essere influenzata una valuta a seguito di un taglio del rating sul merito di credito, possiamo studiare il prossimo grafico relativo al tasso di cambio Euro/Dollaro USA del 27 aprile 2010, giorno in cui Standard & Poor’s ha deciso di tagliare dapprima il rating del Portogallo e poi, alla chiusura delle Borse europee, anche quello della Grecia declassandola a un livello “junk”. L’Eur/Usd è stato subito influenzato dalla scure di S&P con un calo immediato da area 1,33 fino in area 1,3140.

Ancora più interessante risulta il prossimo grafico, questa volta mettendo a confronto la valuta dell’area economica oggetto della speculazione ribassista (Euro) e la valuta rifugio per eccellenza (Yen). Il 6 maggio 2010 l’agenzia Moody’s lancia l’allarme su un possibile contagio della crisi greca ai sistemi finanziari di Spagna, Portogallo, Irlanda, Italia e Gran Bretagna. Un vero e proprio tsunami di vendite si abbatte sull’Euro, tanto che l’Euro/Yen arriva a perdere addirittura il 10% circa in una sola seduta! Ancora una volta l’opinione di queste agenzie ha decretato le sorti di breve periodo di una valuta e di conseguenza sulla relativa area economica, senza contare gli effetti a catena provocati su tutti i mercati finanziari (in primis, l’Azionario in fortissima perdita con flessioni comprese tra il 4% e l’8%).

Le agenzie di rating, che si voglia demonizzarle o meno, restano i veri giudici del mercato finanziario. Le tre “grandi sorelle” (S&P, Moody’s, Fitch), che operano praticamente in un oligopolio perfetto, possono essere definite oggi come i veri “padroni dell’universo finanziario”. Sono loro che fanno il bello e il cattivo tempo sui mercati. I trader privati, in qualità di speculatori di brevissimo periodo, non possono certo lamentarsi del ruolo svolto da queste società. Bisogna ricordarsi, infatti, che “i mercati salgono per le scale e scendono con l’ascensore” e lo stesso vale sul mercato dei cambi, dove si contrappongono le valute ad alto rendimento (Eur, Gbp, Aud, Nzd, Cad, etc.) e quelle “rifugio” (Usd, Jpy, Chf). Quindi, le condizioni di panic selling che si creano a seguito di downgrade o di credit watch di Stati poco virtuosi possono aiutare i trader più preparati a cogliere questi movimenti decretando il trasferimento di immense fortune.
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