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Alla fine della settimana scorsa, l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (OPEC) ha bocciato le richieste di Arabia Saudita, Kuwait, Qatar, Emirati Arabi Uniti di aumentare la produzione di petrolio da 25 milioni di barili al giorno (bpd) a 30.87 bpd. Il mini-blocco è stato messo in minoranza dal resto dei membri dell’OPEC e, di conseguenza, nessun nuovo accordo e le quote sono stati fissate in posizione.
L’opposizione, guidata da Iran, ha sostenuto che un aumento dell’offerta di petrolio potrebbe portare ad un crollo dei prezzi.
Tuttavia, l’Arabia ha deciso di uscire dal coro ed ha annunciato che sarebbe pronta ad aumentare la propria produzione di petrolio da 8,8 milioni di bpd nel mese di maggio a 10 milioni di barili al giorno nel mese di luglio.
Quindi, perché l’Arabia Saudita, va avanti e sfida l’OPEC, rischiando la possibilità che l’ “Impero del male possa colpire ancora”? La sensazione è che l’Arabia Saudita voglia mettersi al riparo, nell’eventualità di una recessione della produzione, rispetto agli altri paesi produttori di petrolio.
L’instabilità politica in Libia, Yemen e Siria hanno tolto dal mercato mondiale un cartello da 1,6 milioni di barili al giorno. Con l’India e la Cina che hanno aperti i propri portafogli per l’importazione di petrolio, l’Arabia Saudita sostiene che vi è la necessità di soddisfare la crescente domanda. Dopo tutto, la concorrenza con altre energie alternative si sta già scaldando, e il “gigante” del petrolio non vuole scottarsi. Se l’Arabia Saudita aumenta la sua produzione, contribuirà anche a stabilizzare i mercati del petrolio. Le ribellioni e le incertezze politiche in Medio Oriente hanno portato a movimenti selvaggi del prezzo del petrolio. L’ aumento della produzione per soddisfare la domanda crescente contribuirebbe a stabilizzare i prezzi del petrolio e limitare gli effetti delle manovre speculative da parte dei gestori di hedge fund.
Quindi stiamo assistendo, ad una flessione della forza politica ed economica araba? Dopo che l’Arabia ha annunciato la decisione di intensificare la sua produzione di petrolio, i prezzi dell’oro nero sono scesi sotto i $100 a barile.
Per i prossimi due giorni, i movimenti dell’ USD / CAD danzeranno, più verosimilmente, al ritmo del sentimento del dollaro, ma certamente si dovranno tenere sotto stretto controllo le variazioni dei prezzi del petrolio. Non sappiamo ancora come l’OPEC reagirà alla mossa coraggiosa saudita, e potremmo vedere accresciuta la tensione all’interno dell’organizzazione e una maggiore volatilità del mercato petrolifero. Non dovrà stupire se si assisteranno a nuove e forti oscillazioni, sia petrolio che dell’ USD /CAD.
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